Addio Lorenzo

Un ragazzo è morto durante uno stage, schiacciato da un tubolare di acciaio. Le morti sul lavoro sono tutte inaccettabili. Senza eccezioni. Ma se un ragazzo che è in azienda per uno stage, per imparare, per prendere confidenza con il mondo del lavoro, viene messo a svolgere un lavoro pericoloso al punto che ci ha lasciato la pelle, è il segnale definitivo che la misura è colma. Non è sfortuna, non è fatalità. Il sistema non funziona. Le leggi non funzionano, non c’è prevenzione, non c’è controllo, non ci sono sanzioni. E non ci sono condanne.

Nel 2021 i morti sono stati 1404. Nei primi tre mesi dell’anno erano 185, a fine agosto 771. Nel post che avevo scritto il 16 ottobre 2021, proponevo di mettere davanti al nostro Parlamento un mega schermo con il numero dei morti sul lavoro, aggiornato 24 ore su 24, come monito per i nostri rappresentanti politici, per ricordargli, tutti i giorni, la loro inefficacia, superficialità ed incompetenza. Ripropongo l’idea. Anzi, aggiungerei una campana che suona a morto, 24 h su 24. Per non dimenticare.

Ai caduti sul lavoro e a chi si prodiga seriamente per combattere questo scandalo dedico una poesia di John Donne, un invito a sentirci partecipe del dolore altrui.

«Nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te».

(John Donne 1572 – 1631) – Meditazione XVII: Nessun uomo è un’isola)