Il quartetto Razumovsky

Titolo: Il quartetto Razumovsky

Autore: Paolo Maurensig

Editore: Einaudi

Questo libro è l’ultima opera dello scrittore Paolo Maurensig, morto pochi giorni dopo aver consegnato all’editore le bozze del romanzo. Una specie di testamento, un libro per non dimenticare cosa è stato il nazismo e come persone apparentemente normali siano diventate crudeli assassini, incapaci di riconoscere i propri errori. La voce narrante della storia è quella di Rudolf Vogel, ha un passato da criminale nazista, era soprannominato “il Torturatore”. Fuggito in America alla fine della guerra, come molti suoi connazionali, vive ossessionato dai fantasmi del suo passato. Finirà in galera, sarà condannato e in attesa della sua esecuzione affida alla scrittura le sue memorie.

Tre rifugiati negli Stati Uniti si incontrano dopo trent’anni, in passato sono stati musicisti di talento, avevano raggiunto il culmine della loro fama suonando davanti a Hitler in una serata per loro indimenticabile. Ora che si sono ritrovati negli Stati Uniti, decidono di riprendere a suonare, per fare un nuovo concerto, per rinverdire il loro talento musicale. Erano un quartetto allora, ora manca Victoria, la violoncellista, anche lei rifugiata in America, ricoverata in una clinica per malati di Alzheimer. Victoria viene sostituita da una giovane musicista, scelta più per la sua avvenenza che per la sua bravura. Le prove proseguono fino a pochi giorni prima del concerto. Improvvisamente muore il violinista, Max Brentano. La sua morte scatena tra i due amici rimasti vecchie gelosie e rancori. La memoria di Rudolf si sta dissolvendo, ha avuto un incidente ed un trauma conseguente che gli sta progressivamente cancellando i ricordi. Lui si chiede se sia giusto che la sua vita sia un continuo fuggire e nascondere il suo passato. Vorrebbe che gli sia riconosciuto il diritto di avere una vita normale, il perdono per i suoi crimini commessi durante la guerra. In realtà lui non ha mai abiurato il suo passato, Mein Kampf è sempre il suo libro di riferimento. E non ha mai smesso di uccidere, come quando indossava la divisa delle SS. Per certe persone le colpe non possono essere dimenticate.