Chiamo i miei fratelli

Titolo: Chiamo i miei fratelli
Autore: Jonas Hassen Khemiri
Editore: Einaudi
Traduzione: Katia De Marco
 
Una esplosione scuote il centro di Stoccolma. Un’auto piena di esplosivo è saltata in aria. Terrorismo, attentatore suicida, radio e TV ripetono queste parole come un mantra. Gli attentati fanno paura, tolgono sicurezza alle persone, TV e Radio alimentano la paura amplificando i fatti, rimandando in continuazione le immagini e le notizie. I sospetti vanno subito verso gli stranieri, gli immigrati, soprattutto se hanno la pelle più scura e un cognome straniero, difficile da pronunciare. Amor sta andando in centro per trovare un ricambio per la cugina, sente gli occhi di tutti addosso, non capisce bene cosa sta accadendo, non è più sicuro delle sue stesse azioni. Difficile distinguere la realtà da quello che la sua immaginazione sta inventando. Lui fa parte di quale parte, dei buoni o dei cattivi?
“Chiamo i miei fratelli” è scritto da un autore svedese dal cognome arabo, è un romanzo breve e coinvolgente, che tratta di un problema molto attuale, non solo nella penisola scandinava, ossia quello dei pregiudizi razziali e della difficoltà di inserimento degli stranieri anche in una società evoluta ed aperta come quella svedese. Racconta come la paura possa svolgere un ruolo determinante per condizionare la mente di una singola persona come Amor ma anche i comportamenti di una intera società. La scrittura è molto diretta, tra dialoghi al telefono e narrato, un mix originale e non privo di una certa attrattiva.