La setta

Titolo: La setta

Autore: Camila Lackberg / Henrik Fexeus

Editore: Marsilio

Traduzione: Laura Cangemi

Prosegue il viaggio nella magia applicata alle indagini con il secondo romanzo scritto da Camila Lackberg con il mentalista Henrick Fexeus, dal titolo “La setta”. Il titolo anticipa il tema principale del libro, ossia il pericolo che le sette rappresentano e della grande facilità con cui riescono a manipolare le menti dei loro adepti.

La storia ha inizio con il rapimento di un bambino da una scuola materna di Stoccolma. Le indagini sono affidate a Mina Dabiri che vuole nella sua squadra Vincent Walder, il famoso mentalista con cui aveva già lavorato. Vincent si accorge subito che la sparizione del bambino ha dei punti in comune con altre sparizioni di bambini. Gli indizi portano a credere che si tratta di un rapimento che segue una specie di rituale il cui epilogo non promette nulla di buono.

Mina e Vincent costituiscono una coppia di investigatori inedita e ben assortita, particolarmente adatta alle trame complesse elaborate dagli autori. Sia Mina che Vincent hanno storie familiari complicate, eventi del passato avvolti nel mistero, sono menti brillanti, capaci di grandi intuizioni, con qualche limite personale ed una certa fragilità caratteriale. Mina con la sua ossessione per la pulizia e l’igiene, Vincent con l’ossessione per la numerologia, che tende ad applicare a qualsiasi cosa gli passi per la testa.

La storia ha trama complessa, ben costruita, in cui c’è spazio per approfondire le personalità dei protagonisti e per raccontare la vita quotidiana in Svezia, dove i dissapori tra coniugi e figli sono molto più frequenti e forti di quanto si possa immaginare, così come per le critiche al comportamento dei politici, pronti a cavalcare i problemi della gente solo per accaparrare voti, senza mai trasformare le promesse in vere iniziative. Un thriller ben costruito e interessante, con riferimenti matematici, al gioco degli scacchi ed anche alla filosofia, per una lettura stimolante.

Angélique

Titolo: Angélique

Autore: Guillaume Musso

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Sergio Arecco

Il libro ha inizio in una sala di ospedale. Mathias Taillefer è ricoverato in ospedale dopo un infarto. Si sveglia ed al suo fianco una ragazza sta suonando il violoncello. Lei si chiama Louise Collange e lavora per una associazione che con la musica prova ad alleviare le sofferenze dei malati. Lui non gradisce la musica e la compagnia, ma la ragazza insiste e non demorde anche se Mathias è molto scortese. La ragazza scopre che Mathias è un ex poliziotto e gli chiede di aiutarla ad indagare sulla morte della madre, una famosa ex ballerina morta in circostanza misteriose. Mathias non ha alcuna intenzione di assecondare la richiesta, ma alla fine si lascia coinvolgere ed accetta la richiesta della ragazza.

Inizia così l’ultimo romanzo di Guillaume Musso, scrittore francese nato ad Antibes nel 1974, autore di libri thriller originali in cui l’autore si diverte ad ingannare il lettore, con uno stile di scrittura molto scorrevole ed empatico.

Un continuo cambio di prospettiva, personaggi che non sono mai quello che sembrano, un poliziotto che non si capisce se è un buono o cosa, la suonatrice di violoncello, la ballerina che sta invecchiando, una infermiera, un artista rampollo di una ricca e potente famiglia italiana. Una storia che mescola vicende e personaggi molto diversi tra loro, uniti da una trama complessa e ben raccontata, dove tutto alla fine troverà una spiegazione. Una lettura incalzante, imprevedibile, piena di misteri e di suspence, gli eventi si susseguono senza un attimo di respiro, mescolando sentimenti, solitudini, ambizioni, voglia di sconfiggere un destino avverso, intrighi familiari, nelle varie sfumature di personaggi molto diversi tra loro. Un buon modo per riempire qualche ora di relax, per gli appassionati del genere.

La casa delle luci

Titolo: La casa delle luci

Autore: Donato Carrisi

Editore: Longanesi

Terzo romanzo con l’ipnotista dei bambini Pietro Gerber come protagonista. Pietro sta vivendo un momento difficile, la sua reputazione è in declino e lui si sta lasciando andare sempre più. Un giorno Maja Salo, finlandese, che lavora come ragazza alla pari nella villa di una facoltosa famiglia, si presenta nel suo studio chiedendogli di occuparsi di una bambina, Eva, che vive chiusa nella casa dei genitori, senza mai uscire, comunicando quotidianamente con un bambino immaginario, senza volto e senza nome. Pietro all’inizio rifiuta l’incarico, poi capendo che in qualche modo la vicenda di Eva è legata a fatti che riguardano la sua infanzia, accetta di incontrare la bambina, recandosi nella villa. Inizia per Pietro Gerber una nuova avventura, che lo porterà indietro di anni, quando da bambino visse alcune vicende tuttora indimenticate.

Se Pietro Gerber ipnotizza i bambini a scopo terapeutico, Donato Carrisi continua ad ipnotizzare i suoi lettori, coinvolgendoli nelle avventure narrate nei suoi libri, catturando l’attenzione con la sua scrittura magnetica. Questa volta la trama è meno contorta di altri libri, la storia si svolge in modo lineare, su due piani temporali ben distinti, non solo come periodo ma anche come ubicazione dei luoghi. L’infanzia di Pietro, i fatti accaduti e la relazione con il padre, vengono analizzati e rivissuti, per trovare finalmente il modo per chiudere vicende dolorose. Carrisi riesce come pochi a visitare il profondo dell’animo umano, le sue zone più oscure, costruendo trame affascinanti e misteriose, con fatti che apparentemente sono di difficile spiegazione, che portano spesso a credere che stia accadendo qualcosa ai limiti del paranormale, per poi invece trovare una spiegazione razionale e credibile. Una lettura piacevole, forse meno estrema di altri libri dell’autore, ma che vede Pietro Gerber risollevarsi e ritrovarsi proprio grazie alle conseguenze del caso di Eva.

I ragazzi del massacro

Titolo: I ragazzi del massacro

Autore: Giorgio Scerbanenco

Editore: La nave di Teseo

L’insegnante di una scuola serale frequentata da ragazzi difficili, la giovane Matilde Crescenzaghi, viene seviziata e uccisa dai suoi studenti con una violenza inaudita. La sua classe era composta da ragazzi con età compresa tra 13 e vent’anni. Matilde era una ragazza della piccola borghesia, fragile e gentile, forse inadatta a contenere quella masnada di belve, ma nessuno poteva immaginare un epilogo così agghiacciante. I ragazzi della classe vengono subito arrestati e condotti al commissariato. Gli studenti cominciano ad accusarsi a vicenda, senza che nessuno fornisca elementi utili per le indagini. Il commissario Duca Lamberti dovrà sforzarsi per non lasciarsi andare contro quel gruppo di giovani, per niente pentiti, preoccupati solo di non passare per spie. Messa da parte la repulsione che provava per quei disperati, Lamberti riuscirà a risolvere il caso grazie al suo metodo investigativo basato sull’umanità e sullo studio delle personalità dei sospettati.

I ragazzi del massacro è un romanzo in cui la scrittura di Scerbanenco risulta più efficace che mai, raccontando fatti violenti e crudeli con la solita misura, lasciando che le parole facciano immaginare al lettore quello che non è stato scritto. Un libro che racconta la violenza che nasce dalla povertà, materiale e di sentimenti, di persone che non hanno speranza di vivere un futuro migliore, per una specie di tara che li condanna, sia per la nascita sfortunata, che per la mancanza di ideali e di obiettivi. L’assenza di speranza caratterizza questo romanzo, ambientato a Milano, città che mostra il suo fascino delle zone centrali ma anche il suo lato oscuro, con le periferie sempre più segnate dal degrado sociale. Un libro che anticipa il futuro, ora diventato il nostro presente, di una società dai forti squilibri sociali, in cui gesti violenti e insensati sono sempre più comuni. Aveva ragione Scerbanenco ad essere pessimista.

Le notti della peste

Titolo: Le notti della peste

Autore: Orhan Pamuk

Editore: Einaudi

Traduzione: Barbara La Rosa Salim

Le notti della peste è l’ultima opera di Orhan Pamuk. La storia si svolge a partire dal 1901 sull’isola immaginaria di Minger, che l’autore ha posizionato tra Creda e Rodi. L’impero ottomano era ormai al suo tramonto e sull’isola scoppiò una epidemia di peste. Il sultano dell’epoca inviò sull’isola di Minger un suo fiduciario, il farmacista Bonkowki Pasha, con il compito di verificare la gravità della situazione. Il farmacista venne ucciso dopo pochi giorni in circostanze misteriose. Fu omicidio o suicidio? La situazione politica cambiò improvvisamente così come quella sanitaria con la peste che dilagò inarrestabile. Fu l’inizio di una lunga battaglia contro la pandemia che risvegliò negli abitanti di Minger nazionalismi mai sopiti e rivendicazioni indipendentiste.

Il libro è un misto tra una ricostruzione storica ed un romanzo, con l’autore che tratta temi per lui importanti come l’amore, il ruolo politico dell’Islam, il confronto tra le diverse classi sociali. Il libro usa la ricostruzione storica del passato come metafora dei tempi moderni, con le similitudini tra la peste del 1901 e quella recente, con le immancabili polemiche sociali e politiche come reazione alle misure di contenimento della malattia, ritenute ora come allora troppo restrittive e liberticide, oltre che inutili dal punto di vista medico. La storia viene usata come monito contro i rischi delle politiche nazionalistiche.

La scrittura di Pamuk è accurata, dettagliata, gli eventi sono raccontati con dovizia di particolari, senza nessuna fretta, senza preoccuparsi del ritmo lento del racconto, per dire tutto quello che ritiene importante. Per questo libro Orahn Pamuk è stato denunciato e la Procura della repubblica di Izmir ha aperto una inchiesta contro di lui per i presunti riferimenti critici all’operato del fondatore della Patria turca. Per il momento non si hanno notizie di provvedimenti contro lo scrittore.

Il male che gli uomini fanno

Titolo: Il male che gli uomini fanno

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: HarperCollins

Trent’anni fa, Cremona fu sconvolta da una serie di omicidi di ragazze. Un innocente fu condannato e morì in un incendio sospetto. Il vero colpevole rimase a piede libero e secondo alcune voci fu coperto da persone potenti e intoccabili. La macchina delle indagini fu condizionata nel suo funzionamento da corruzione e ricatti, che all’epoca erano molto diffusi tra poliziotti e giudici.

Ai giorni nostri, una ragazzina, Amala, viene rapita al ritorno da scuola. Non è la sola ragazza scomparsa nella zona. Il timore che il mostro di trent’anni fa sia tornato in azione è enorme, anche se le versioni ufficiali dicono che il vero killer sia morto da tempo. La zia della ragazzina rapita, Francesca, è stata l’avvocato che ha difeso invano trent’anni prima il giovane che fu condannato ingiustamente. Un sedicente turista israeliano piomba in Italia e si aggrega alle indagini di Francesca, con l’intento di liberare la ragazza e di fermare il serial killer, soprannominato “Il Persico”.

Sandrone Dazieri ha costruito questo “Il male che gli uomini fanno” su una trama eccellente, complessa e dal ritmo incalzante, in cui gli eventi si susseguono senza respiro, con l’alternanza dei due piani temporali che aumentano l’incertezza e il senso di mistero, per dare vita ad un racconto adrenalinico, in cui orrore, brutalità ed ingegno si mescolano in un racconto coinvolgente.

Un capitolo dell’eterna guerra tra il bene e il male, con quest’ultimo che prende forme diverse ed imprevedibili, sempre pronto a rinascere con nuove ed accresciute energie, per colpire anime indifese ed innocenti. Personaggi intriganti, ben definiti, a volte di difficile collocazione, ma molto centrati con l’atmosfera del racconto. L’autore usa uno stile diretto e senza fronzoli, riesce a creare alla perfezione atmosfere e pensieri dei protagonisti, con realismo ed efficacia, per una lettura di grande piacere e soddisfazione.

Sarti Antonio e l’amico americano

Titolo: Sarti Antonio e l’amico americano

Autore: Loriano Machiavelli

Editore: Einaudi

Questo romanzo fu pubblicato nel 1983. Questa nuova edizione è del 2022 ed ha una prefazione inedita dell’autore.

Il protagonista è Sarti Antonio, un poliziotto spesso in difficoltà nella risoluzione dei casi, con una vita privata quasi inesistente, nessuna fidanzata, una devastante colite di origine nervosa che gli rende ancora più difficili le giornate lavorative. Ha un amico di nome Rosas, un tipo strano e stravagante, che spesso ha intuizioni geniali di grande aiuto per le indagini.

Nel 1982, a Bologna, nel giardino di un lussuoso palazzo, viene ritrovato il cadavere di uno studente americano, che viveva in un appartamento del terzo piano da cui è precipitato. Il cadavere è stato ritrovato dal giardiniere del palazzo, mentre sul posto l’ispettore capo Raimondi Cesare, seguito da Sarti Antonio, dava il via alle indagini. Il ragazzo deceduto era benestante, cambiava spesso automobile, studiava all’università con buon profitto. L’ispettore Raimondi vuole chiudere l’inchiesta e fa pressioni su Sarti Antonio per stendere un verbale che sposi la versione del suicidio. Il verbale di Sarti fa acqua da tutte le parti e sia l’archivista della questura che l’amico Rosas, fanno notare a Sarti che la storia del suicidio non sta in piedi. Sarti comincia ad indagare con maggiore scrupolo, troverà nuovi indizi che gli apriranno le porte di un giro internazionale di truffe totalmente inedito. Un giallo costruito su una trama originale, con fantasia ed ironia, con Sarti poliziotto senza acume, senza alcun talento per la guerra al crimine, che consapevole della sua inettitudine, sopporta le angherie del suo capo, ma ha il senso del dovere e ama la verità, che insegue a costo di qualche attacco di colite in più. Bologna è ancora ferita dall’attentato del 1980 alla Stazione Centrale e l’atmosfera di quel periodo traspare nel racconto. Sono passati 42 anni ed i mandanti ancora sono sconosciuti. Importante non dimenticare.

La mala erba

Titolo: La mala erba

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Colle San Martino è un paesello tra i boschi, pochi abitanti che vivono a stretto contatto senza condividere nulla, uno contro l’altro, nessuna forma di aggregazione. Samantha ha solo diciassette anni, sogna la vita in città, vorrebbe andare all’università, fuggire dalla vita a cui sembra condannata. Il padre è disoccupato, pochi soldi in casa, difficoltà sempre più grandi, poca voglia di studiare, tante speranze disilluse ed un destino avverso. Come se non bastasse, rimane incinta di un ragazzo che non ama e che si confermerà inetto ed immaturo. La vita di Colle San Martino è dominata da Cicci Bellé, proprietario di tutte le case e dei negozi, tiene al guinzaglio tutti gli abitanti, tutti devono dei soldi a Cicci. Padre Graziano è il prete di Colle San Martino, grande avversario di Cicci Bellè, si odiano e si combattono con ogni mezzo. Samantha, Cicci Bellè e padre Graziano, con i rispettivi familiari ed il resto del paese, danno vita ad una storia terribile, senza speranza, senza futuro, non c’è salvezza per nessuno. Gli abitanti sono colpiti dalla maledizione di Colle San Martino, dove la vita si ripete da secoli, dove tutti prima o poi sono condannati a dare il peggio di sé, per la mancanza di opportunità, per la povertà, per l’incapacità di allontanarsi da quel posto senza speranza per tentare di raggiungere la felicità, da qualsiasi parte essa sia.

Un libro molto diverso da quelli a cui ci ha abituato Manzini. Siamo lontani dalla empatica ruvidezza di Rocco Schiavone, Aosta risulta calda ed accogliente paragonata al gelo umano di Colle San Martino. Questo libro senza speranza è un monito per tutti. Attenzione a quello che possiamo diventare ad essere troppo chiusi, egoisti, a pensare solo a sé stessi, a combattere gli altri credendo di difendere i propri interesse, senza renderci conto che invece tutto questo ci si ritorcerà contro. Un libro che fa pensare e che ci costringe a riflessioni amare.

In forma di essere umano

Titolo: In forma di essere umano

Autore: Riccardo Gazzaniga

Editore: Rizzoli

Argentina, 1960. Adolf Eichmann è un ex ufficiale delle SS che ha trovato rifugio in Argentina partendo in nave da Genova. Eichmann ha cambiato identità, vive nella penombra, in modo semplice al limite della povertà, con la costante paura di essere scoperto.

Zvi Aharoni è un agente del Mossad, è alla ricerca di nazisti in fuga, ha Eichmann nel mirino. Non vede l’ora di smascherarlo e di consegnarlo alla giustizia israeliana.

Eichmann è stato un ufficiale delle SS potente e devoto alla causa, ha provocato la morte di milioni di ebrei, elaborando nuovi metodi di eliminazione, per risparmiare tempo, per incrementare giorno dopo giorno il numero di ebrei eliminati, come un manager d’industria, che ottimizza e migliora i processi, per aumentare l’efficienza, a vantaggio degli azionisti. Il libro racconta la sua vita da ufficiale, gli ordini che riceveva, la fredda determinazione con cui li eseguiva, il funzionamento dei campi di concentramento, dove zelanti e ottusi militari commettevano crimini orrendi convinti che fossero solo esecutori di ordini e quindi esenti da colpe.

La vita passata di Eichmann e quella attuale da fuggitivo, sono raccontate con grande efficacia, evidenziando i pensieri, le ambizioni, la fredda cattiveria, la consapevolezza della fine che avrebbe fatto se la giustizia avesse messo le mani su di lui.

Anche Zvi Aharoni viene raccontato con i suoi pensieri, la determinazione con cui dà la caccia ad Eichmann, la grande pressione fatta sui suoi capi per finanziare le ricerche e l’operazione di arresto. Un libro mai indulgente sul passato ed il presente di Eichmann, che pur mostrando nella sua seconda vita argentina alcuni aspetti umani inediti della sua personalità, non ha mai avuto il minimo pentimento per le sue colpe. Il libro racconta l’oscenità del nazismo in modo originale, riuscendo ad esprimerne tutto l’orrore senza giudicare, suscitando nel lettore dubbi e domande.

Il mistero della carrozza n.12

Titolo. Il mistero della carrozza n.12

Autore: Paolo Navi

Editore: Newton Compton

Un romanzo che si presenta come un thriller di tipo tradizionale, con evidenti riferimenti ed omaggi a due opere di Agatha Christie. Il protagonista è Giovanni, un professore universitario di economia, che è di ritorno da Monaco dove ha ritirato un premio prestigioso. Resta bloccato all’aeroporto per una violenta tempesta di neve. I voli sono tutti cancellati, impossibile per gli aerei atterrare e decollare. Giovanni deve tornare a casa a tutti i costi, sua moglie ha organizzato la cena di compleanno a cui lui non può mancare. L’unica possibilità per Giovanni sembra essere prendere un treno che partirà in pochi minuti. Giovanni prenota e acquista il biglietto con il cellulare, si reca alla stazione e sale sul treno. Il viaggio si prospetta scomodo ma date le circostanze c’è poco da lamentarsi. Dopo qualche ora di viaggio, nei pressi di Innsbruck, il treno viene investito da una violenta valanga di neve, tutti i vagoni vengono spazzati via, solo il vagone n.12 si salva. Con Giovanni restano in vita altre sette persone. Per i superstiti inizia una avventura incredibile, dovranno affrontare la neve, il freddo gelido ed un micidiale killer che vuole uccidere tutti i sopravvissuti. Giovanni si trova al centro di un incubo che cambierà la sua vita per sempre, in modo imprevedibile. Paolo Navi scrive in modo netto, senza fronzoli, diretto e molto efficace. La trama è sorprendente, con un avvio lento, poi l’incidente, la lotta per la sopravvivenza, l’attesa per i soccorsi, la sequenza di omicidi. La storia acquista ritmo, gli eventi incalzano, la situazione precipita in un baratro che sembra non finire mai. Nel finale tutto cambia e Giovanni si troverà a fare i conti con sé stesso e con la propria vita, trovando il coraggio per fare quello che non avrebbe mai creduto di essere capace di fare. Un libro che offre molto di più di quello che lascia intendere dalla copertina e dalle note di presentazione.

Gli alberi del nord

Titolo: Gli alberi del nord
Autore: Marco Bosonetto
Editore: Bandini + Castoldi
 
Pietro Gastaldi è un commissario di polizia, è in ferie, è stanco di lavorare e vorrebbe andare in pensione prima possibile. Ma accade qualcosa di grave, tre ragazze vengono trovate impiccate sul fiume Po. La scoperta è di un barcaiolo che ha subito sporto denuncia. Una delle ragazze riesce a salvarsi aggrappandosi al cadavere di una delle sfortunate compagne. Gastaldi è un uomo concreto, esperto, cerca la verità e non soluzioni di comodo per la stampa o per tener buona l’opinione pubblica. Le indagini sono orientate verso il mondo della prostituzione, ma Gastaldi sente che quella non è la strada giusta e cerca altrove, insieme ai suoi fidi collaboratori, in silenzio, lontano dai riflettori. La ragazza salvata ha uno strano segno sulle guance, la figlia archeologa trova una pista che potrebbe essere decisiva per scoprire i colpevoli.
Il libro racconta una storia dolorosa, del degrado sociale che stiamo vivendo in questo periodo, ma lancia anche qualche segnale di speranza. La vicenda è ambientata a Piacenza, con il fiume Po protagonista assoluto insieme alla nebbia, fonte di tanti disagi ma capace di creare quelle atmosfere rarefatte tipiche di tante mattine, piene di fascino e di mistero. Una storia tra il giallo ed il noir che tratta temi di grande importanza sociale, come il razzismo, la prostituzione, le condizioni delle donne immigrate, sfruttate e derubate di tutto, dalla dignità al diritto alla speranza, ma anche la crisi economica, le aziende che chiudono e lasciano a casa tante persone che non hanno più di come vivere. Se molti soffrono per la situazione economica, altri diventano sempre più ricchi, potenti ed arroganti, si sentono in diritto di comprare tutto, anche chi non ne vuole sapere di essere corrotto. Marco Bosonetto è riuscito a trattare temi delicati mantenendo un misurato distacco dalle vicende, con una scrittura diretta, efficace, molto adatta alla storia.

Omicidio a Cap Canaille

Titolo: Omicidio a Cap Canaille
Autore: Christophe Gavat
Editore: Neri Pozza
Traduzione: Maddalena Togliani
 
Marsiglia è una città da sempre nota per il traffico di droga, con bande criminali che si affrontano in una guerra senza fine per il controllo del territorio. La città ha anche nelle vicinanze delle bellezze naturali incontaminate, come le meravigliose coste rocciose a strapiombo sul mare, luoghi adatti per incontri romantici, ma anche per suicidi o cruente esecuzioni.
Il comandante Henri Saint-Donat è a capo di una indagine complessa, che mette insieme una grossa partita di droga con un lungo elenco di rapine a furgoni blindati, fino al ritrovamento di un corpo nel portabagagli di una vettura. Tutti gli indizi portano a Marsiglia ad una serie di criminali che comunica tra di loro con messaggi tra telefoni cellulari intestati a nomi di famosi cantanti dell’opera, uno per tutti Maria Callas. C’è qualcuno che vuole vendetta e la vuole portare a compimento a Cap Canaille, in una di quelle scogliere meravigliose vicino a Marsiglia.
La donna ritrovata nel bagagliaio della vettura è una famosa rapinatrice di Francia, Mireille de Gounod, appassionata del lusso e grande organizzatrice di rapine. La donna era conosciuta molto bene da Henri Saint-Donat che l’aveva arrestata molti anni prima al termine di una rapina, rimanendone colpito dalla bellezza e dal fascino.
L’autore Christope Gavat è commissario della polizia francese, conosce alla perfezione i meccanismi delle indagini e le zone teatro del romanzo, ha costruito questo libro in cui azioni ed indagini si alternano e susseguono senza pause, raccontando sia le gesta e la mentalità dei criminali, sia le fatiche e le debolezze dei poliziotti, tra inseguimenti, indagini e ritmi di vita difficili e faticosi. Il personaggio più carismatico della storia, Mireille de Gounod viene raccontata solo dai ricordi di Henri Saint-Donat, che ha condiviso con lei momenti di vita intensi e toccanti che costituiscono una parte importante della storia.

Superficie

Titolo: Superficie
Autore: Olivier Norek
Editore: Rizzoli
Traduzione: Maurizio Ferrara
 
Noémie Chastaine, poliziotta della squadra antidroga parigina, durante la cattura di un pericoloso latitante, viene ferita al volto in modo devastante e permanente. Dopo una lunga degenza, Noémie toglie le bende dal suo viso. I contraccolpi psicologici sono fortissimi, non riesce ad accettare il suo volto, non può tenere in mano la pistola, fallisce le prove al poligono per essere reinserita al suo posto di capo squadra. Viene lasciata dal fidanzato, poliziotto come lei. Anche lui non riesce a superare l’orrore di quel volto deturpato e preferisce fuggire piuttosto che aiutare la fidanzata a sconfiggere i suoi demoni. Noémie viene trasferita nella provincia dell’Aveyrone, nel paese inesistente di Avalone, con il compito ufficiale di verificare se il commissariato locale deve restare aperto, in realtà è solo un modo, per chi deve decidere il suo futuro, di tenerla lontano dalla sua squadra. Noémie segue la sua indole e non si limita a svolgere i compitini con il minimo sforzo, ma si impegna al massimo in tutte le attività in cui è coinvolta. Avalone si rivelerà un paese molto meno tranquillo di quanto i capi non abbiano fatto credere a Noémie. Improvvisamente dal fondo di un lago artificiale emerge un fusto di plastica con dentro i resti di un bambino. Tutto cambia, sia per Noémie che per Avalone.
Un ottimo romanzo, uno dei migliori noir del 2022. Una trama ben costruita, ritmo sostenuto, ma la parte migliore sta nei dialoghi, serrati e diretti, oltre che nei profili psicologici dei personaggi, con le loro difficoltà, fragilità, tormenti e paure, resi con grande efficacia e realismo oltre che con un sottile umorismo, dosato a dovere. Il tema del libro, espresso chiaramente dal titolo, è che la verità per venire a galla deve essere ricercata in profondità, non basta fermarsi alle apparenze, ingannevoli e illusorie. Anche per conoscere sé stessi bisogna scavare a fondo del proprio animo.
 

Omicidio a Carloforte

Titolo: Omicidio a Carloforte

Autore: Antonio Boggio

Editore: Piemme

Il prete di Carloforte, Don Antonio Moresco, viene trovato morto nella sua abitazione, tutto lascia pensare ad una caduta dalle scale, come afferma la relazione del medico legale. Il commissario Alvise Terranova, da poco tempo rientrato a Carloforte, non è convinto che si tratti di un incidente. Il giorno prima era stata trovata una scritta “la chiesa è in pericolo” sul muro della chiesa e in paese molti fedeli non erano contenti di Don Antonio, al punto che era stata organizzata una petizione per allontanarlo. Molte cose non quadrano ed il commissario Terranova è convinto che la morte del prete non sia stata una disgrazia. Il ricevimento di una lettera anonima, con l’indicazione del presunto colpevole, lo convince che i suoi sospetti sono giustificati e che l’indagine deve proseguire perché si tratta di omicidio. Ma non crede che il colpevole sia quello indicato nella lettera, crede che la verità sia ben diversa.

Un libro con una trama complessa, ben costruita, un finale inaspettato che affronta temi molto delicati e purtroppo molto comuni. Il testo prevede continui inserti della lingua reale parlata a Carloforte, che caratterizzano il racconto e amplificano l’efficacia dell’ambientazione. Il racconto del giallo vero e proprio include tutte le trame politiche, tradimenti, storie segrete che in realtà sono di dominio pubblico, un vulcano in eruzione di fatti e misfatti imprevedibile per quello che è da tutti considerato come un paese tranquillo dove non succede mai niente. E proprio tra queste storie segrete che sarà possibile per il commissario Terranova trovare quei piccoli appigli su cui fondare le sue ricerche che lo porteranno alla soluzione del caso. Terranova è un personaggio dalle intuizioni brillanti, appassionato di Jazz, di Tom Waits e delle buone letture, un poliziotto sensibile che sa quando affidarsi al cuore e mettere da parte la razionalità.

L’angelo custode

Titolo: L’angelo custode
Autore: Leo Giorda
Editore: Ponte alle Grazie
 
Spesso persone innocenti vengono accusate di crimini che non hanno commesso, così come spesso per mancanza di difensori adeguati, si ritrovano vittime di errori giudiziari a cui nessuno vuole porre rimedio. E così che inizia la storia di questo “L’angelo custode”, un giallo ambientato a Roma, in buona parte tra i quartieri San Lorenzo e San Giovanni, quartieri di persone normali, lontani dai fasti delle strade dello shopping e dei più eleganti quartieri della zona Nord.
Il ritrovamento di un cadavere in un cassonetto, un indiziato che suona il piano in un locale e che in passato è stato sospettato di pedofilia senza essere stato condannato, ora come allora nessuna prova lo collega al crimine di cui è accusato, se non il fatto di abitare di fronte al cassonetto del ritrovamento. Un investigatore privato che in realtà è un maestro elementare, un matrimonio da dimenticare ed una figlia quasi sconosciuta, che sente il bisogno di indagare solo per aiutare casi umani in difficoltà. Si fa chiamare Woodstock ed è un tipo che fuma volentieri le canne, che lo ispirano soprattutto quando deve risolvere un caso.  Le canne faranno l’effetto sperato e il caso sarà risolto, anche se non sarà facile convincere il vicequestore Chiesa della bontà delle intuizioni di Woodstock, soprattutto alla luce delle conseguenze investigative che coinvolgono personaggi molto in alto, quasi intoccabili.
Un libro che si stacca dalla media della produzione di gialli/noir/thriller nazionali per l’originalità del protagonista, per la sua straripante simpatia dovuta al suo essere irregolare e fuori dagli schemi. Una scrittura lineare, efficace, piena di umorismo, che cattura l’attenzione da subito. Woodstock è un personaggio apparentemente debole, in balia degli eventi, sensibile ma capace di trasformarsi in coraggioso paladino dei deboli quando si tratta di combattere un sopruso, di andare contro l’autorità costituita, contro i poteri forti definiti tali per il potere che hanno a prescindere dell’autorevolezza invece dimostrano di non avere. Ottimo esordio per Leo Giorda.