Mediterraneo

Titolo: Mediterraneo

Autore: Gianluca Barbera

Editore: Solferino

Un libro sorprendente. Giovanni Belisario è un uomo brillante, drammaturgo di professione, grande lettore e viaggiatore. Ha avuto un lutto recente, la morte di sua figlia Giulia, vive separato dalla moglie. Riceve una telefonata improvvisa, è suo figlio Christian che non vede da molto tempo. Il figlio chiede aiuto, qualcuno lo sta braccando, ha bisogno di soldi, si trova a Creta proveniente dalla Grecia. Il padre parte subito per Creta, alla ricerca del figlio, per aiutarlo e tirarlo fuori dai guai. Sapeva che stava lavorando per una ONG, aiutava i migranti che sui barconi cercavano la salvezza attraversando il mare Mediterraneo verso l’occidente. Creta è la prima tappa di un viaggio che porterà Giovanni Belisario molto più lontano di dove lui stesso avrebbe potuto immaginare.

Inizia per Giovanni un viaggio attraverso le grandi vicende raccontate dalla mitologia, dalla filosofia, dai grandi eventi della storia, dalla scienza e dalla religione, in qualche modo legate tra di loro per le comuni origini nel bacino del Mediterraneo. Il libro passa dal thriller classico, con il figlio in fuga continua, ad un viaggio tra il fantastico e l’onirico nello spazio e nel tempo dove il lettore rivive alcuni miti greci, parti della Bibbia e dei Vangeli apocrifi, del Corano e alcune leggi della scienza e della fisica. Sarà il figlio Christian a indicare al padre la fine del viaggio e la meta insperata e inconsapevolmente desiderata.

Il libro è un originale e fantastico esercizio creativo che permette di osservare in modo inedito le varie forme di cultura, di scienza e di religioni che hanno visto la luce nel bacino del Mediterraneo e costringe il lettore a riflettere sul senso della vita e suscita una inedita curiosità volta a conoscere meglio molti aspetti della conoscenza che ci sono sconosciuti. Una scrittura colta ed elegante, una erudita e profonda conoscenza delle culture di diversi popoli. Una lettura emozionante e stimolante.

La figlia unica

Titolo: La figlia unica

Autore: Abraham B. Yehoshua

Editore: Einaudi

Traduzione: Alessandra Shomroni

 

La storia è ambientata tra il 1999 e il 2000. Protagonista Rachele, ragazzina di 12 anni, brava a scuola, vispa e intelligente, di famiglia facoltosa, padre e nonno avvocati titolari di un avviato studio legale. Rachele sta vivendo un periodo non facile della sua vita.  Non può partecipare alla recita scolastica perché il padre non vuole che lei ebrea sia troppo influenzata dai suoi amici cattolici. Al padre è stato diagnosticato un tumore al cervello e non ha nei confronti della figlia tutte le attenzioni che lei vorrebbe. La madre e i nonni, pur volendole bene, sono distaccati e poco presenti. Rachele si pone domande sulla religione, su come affrontare il dolore della possibile perdita di un genitore, se l’imminente operazione dal padre non dovesse avere successo. Domande impegnative a cui non è facile trovare risposte. Rachele vede il mondo con i suoi occhi e con la sua mente innocente mai maliziosa, le sue domande consentono all’autore di toccare temi importanti come gli affetti familiari, la religione, la guerra, le difficoltà dei ragazzi a sviluppare la propria personalità, i diversi punti di vista tra due culture diverse come quella italiana e quella israeliana, le diverse interpretazioni della storia, dalla distruzione del Tempio di Salomone alla Seconda Guerra Mondiale e la terribile sorte di moltissimi ebrei. Yehoshua rende omaggio al nostro paese, da lui considerato una seconda patria, ambientando l’intera storia nel nord Italia ed alla nostra cultura, considerando il libro “Cuore” come testo di grande importanza per la formazione di Rachele.

L’autore riesce a descrivere alla perfezione i pensieri e le emozioni della ragazza pur mantenendo uno stile diretto, senza troppi orpelli, con grande sensibilità e gentilezza. Un libro sull’importanza degli affetti e dei contatti umani, che devono essere veri e tangibili soprattutto nei momenti di necessità delle persone.

 

Persone per bene

Titolo: Persone per bene

Autore: Daniele Morelli

Editore: Scatole parlanti

 

Una giovane ragazza viene ritrovata a Pescara, uccisa a coltellate. Si chiama Isabella Mancini, studentessa di lettere, tutti la considerano una brava ragazza. Le indagini sono affidate al giovane vicequestore Gabriele Faieta, grande appassionato di musica rock, mancato chitarrista. Anche lui, un bravo ragazzo, la cui vita è stata segnata dall’esecuzione dei genitori per mano di un misterioso killer in circostanze mai chiarite. L’omicidio di Isabella devasterà la vita dei suoi genitori, ma anche altre vite saranno duramente colpite dagli esiti delle indagini che porteranno alla scoperta della mano che ha ucciso Isabella.

Un libro che racconta la vita in provincia, dove i giovani meno intraprendenti rischiano di bruciare le loro aspirazioni ed i loro sogni, per paura di fallire e di essere giudicati, con i genitori incapaci di infondere nei figli la fiducia in sé stessi, troppo impegnati a soddisfare le proprie esigenze. Sorprese e delusioni arrivano proprio dalla famiglia, quando i figli scoprono che i genitori non sono quello che credevano. Come capiterà alla migliore amica di Isabella, Nina, ed allo stesso Gabriele. Un libro che parla di giovani che sperano in un futuro migliore, ma che non sanno come conquistarselo, con un presente che dà loro poche certezze e molte delusioni. Una storia melanconica, di persone sole, che si aprono agli altri con difficoltà, scritta in modo lineare, sentimenti ed emozioni dei protagonisti resi in modo efficace, per una storia che colpisce e fa riflettere.

 

L’ultima ricamatrice

Titolo: L’ultima ricamatrice

Autore: Elena Pigozzi

Editore: Piemme

 

Eufrasia è rimasta sola, vive nella sua casa ai margini di un bosco, dove per tanti anni ha praticato l’arte di famiglia, come la sua bisnonna, sua nonna e sua madre ossia tessere, cucire e ricamare, attività a cui si sono dedicate con tutta l’energia e la capacità. Alla soglia dei settant’anni, Eufrasia quasi non lavora più, ha le mani deformate dall’artrite, i clienti sono pochi, ormai nessuno ha tempo di aspettare che un corredo sia ricamato a mano o un vestito realizzato su misura. Improvvisamente una giovane si presenta per chiedere un corredo e per imparare l’arte del ricamo, si chiama Filomena, è gentile e premurosa. Eufrasia si presta volentieri per fare ancora una volta, forse l’ultima, quello che in fondo è sempre stato il suo lavoro, ossia interpretare i desideri degli altri e renderli felici con i suoi ricami e le sue opere. Le due donne iniziano una assidua frequentazione, Filomena chiede ad Eufrasia di raccontarle la sua vita e quella della sua famiglia.

Cent’anni di storia e di affetti familiari, di disgrazie, lutti, la dura vita di campagna raccontata dalla voce di Eufrasia, una donna coraggiosa e forte, più forte delle avversità, come lo erano state sua madre e le nonne. Una lezione di vita, per non abbattersi di fronte ai drammi, per trovare la forza per andare avanti, per non rinunciare a fare qualcosa di bello e di grande, anche nelle situazioni più infelici e sfortunate. Un libro scritto con parole esemplari, capaci di raccontare con garbo e gentilezza vite difficili e situazioni drammatiche. Una prosa musicale, armonica e precisa, che accarezza ad ogni pagina la mente del lettore. Il ricamo diventa ragione di vita, dà forza interiore e coraggio, per proseguire, per non farsi sconfiggere dal destino. Andare avanti senza abbattersi, vivere la propria vita dando sempre il meglio. Il libro finisce in modo imprevisto, una chiusura del cerchio insperata, che dà un senso ulteriore alla vita di Eufrasia.

Inchiostro simpatico

Titolo: Inchiostro simpatico

Autore: Patrick Modiano

Editore: Einaudi

Traduzione: Emanuelle Caillat

 

Jean Eyben è stato un apprendista detective che per qualche mese ha lavorato presso l’agenzia investigativa Hutte. Si era occupato dell’indagine sulla scomparsa di Noëlle Lefebre, una ragazza che era sparita senza lasciare nessuna traccia. Jean non era riuscito a trovare nessun indizio ma era rimasto affascinato dal caso. Nel suo ultimo giorno di lavoro alla agenzia Hutte portò a casa il fascicolo relativo al caso Noëlle, come ricordo della breve esperienza lavorativa. Negli anni seguenti Jean rimarrà attratto dal caso non risolto e continuerà a ricercare la donna, rimanendone ossessionato, pur non avendola mai vista e conosciuta.

Il libro sembra un poliziesco ma del genere non ha nulla, se non il fatto che la vicenda scaturisce da una indagine su una persona scomparsa. Jean cerca Noëlle o cerca di rivivere il passato al tempo in cui ha scoperto la sua scomparsa? Jean e Noëlle sono due rette parallele, che corrono affiancate senza mai incontrarsi.

Un libro sui ricordi, sulla loro importanza e su come funzionano i processi mentali della memoria, su come i ricordi sono conservati nella nostra mente. Spesso ci dimentichiamo dei ricordi che ritornano nella nostra memoria in modo improvviso, oppure, dopo averli dimenticati, ci ritornano in mente con maggiore chiarezza, dettagli che in passato ci sembravano marginali col tempo appaiono chiarissimi ed acquistano importanza che prima non gli avevamo attribuito. Il romanzo è ambientato tra Parigi, Roma ed Annecy. Ma è soprattutto Parigi la città del romanzo, una città vasta ed opprimente, dove tutto cambia anche se sembra restare uguale, un labirinto dove ci si può solo perdere.

Basta un caffè per essere felici

Titolo: Basta un caffè per essere felici

Autore: Toshikazu Kawaguchi

Editore: Garzanti

Traduzione: Claudia Marseguerra

 

Questo libro continua il racconto delle cose che accadono nella caffetteria di “Finché il caffè è caldo”, quel luogo speciale che dà la possibilità alle persone di tornare indietro nel tempo senza avere alcuna possibilità di modificare il presente. Le regole della caffetteria sono sempre le stesse, bisogna sedersi ad un tavolo ben preciso, quindi aspettare che sia libero, ordinare un caffè, attendere che arrivi e berlo piano. Sarà possibile tornare indietro nel tempo, nell’istante che si desidera, per rimediare a qualche errore, per dire qualcosa che non si è potuto dire allora, qualunque cosa possa servire per chiudere con il passato senza avere più rimpianti.

I protagonisti delle storie sono persone comuni che hanno vissuto esistenze normali, sorprese dagli eventi della vita che non sono riuscite a fare la cosa giusta al momento giusto. Scopriremo qualcosa di più sulla mentalità delle persone giapponesi, animi gentili, sensibili, poco propensi ad esprimere i propri sentimenti. Per leggere questo libro bisogna fare uno sforzo di concentrazione, allontanarsi dal presente che ognuno di noi vive, dalle tensioni, dai problemi, delusioni e preoccupazioni, per immergersi nell’atmosfera magica della caffetteria, entrare nello spirito del racconto e lasciarsi trasportare dalle storie. Non c’è da chiedersi se quello che si sta leggendo è vero o inverosimile, bisogna lasciarsi andare e pensare a quanto sarebbe bello se fosse possibile viaggiare nel tempo, apprezzare la sensibilità e la gentilezza dei piccoli gesti di cui sono capaci i protagonisti. Il libro ci lascia un messaggio, tutti noi possiamo trovare la forma di magia che ci consentirà di liberarci dei pesi del passato e vivere più serenamente la vita.

Ramondo lo scudiero

Titolo: Ramondo lo scudiero.

L’avventurosa storia di Raimondello Orsini del Balzo

Autore: Antonio Chirico

 

Antonio Chirico è uno scrittore esordiente che debutta con il romanzo Ramondo lo scudiero, biografia romanzata di Raimondo Orsini Del Balzo, vissuto tra il 1350 e il 1406.

Per fuggire al volere paterno che lo voleva avviare alla carriera ecclesiastica, Ramondo fuggì di casa, lasciando Napoli per la Lituania, per partecipare alle Crociate del Nord. Si aggregò alla carovana come scudiero e dopo una serie infinita di battaglie e di avventure, divenne cavaliere. Rientrò a Napoli, si vendicò di antichi torti subiti, iniziò una carriera irresistibile, che lo rese ricco e potente.

Un romanzo storico che abbraccia un arco temporale ampio, tanti personaggi, tanti eventi storici di grande importanza del Basso Medioevo, un periodo storico dove i capitani di ventura avevano ampio spazio per farsi largo, approfittando delle frequenti lotte per il potere. La trama snocciola gli eventi in ordine cronologico e mette insieme avventure e amori di Ramondo, intrighi e retroscena inediti di eventi che riguardano il papato, lo scisma d’occidente, il Santo Graal, il sistema feudale e vari governanti dell’epoca.

Una lettura interessante, a tratti avvincente, uno stile di scrittura lineare che riesce a raccontare storie complesse con chiarezza, alternando precise ricostruzioni storiche ad efficaci descrizioni delle ambientazioni. Dalla lettura è evidente il grande lavoro di documentazione e di studio che Antonio ha dovuto fare per scrivere un romanzo così imponente, ben documentato, pieno di dettagli. Un viaggio nel tempo coinvolgente alla scoperta di un personaggio storico poco conosciuto ma di grande valore.

Una sirena a settembre

Titolo: Una sirena a settembre

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi

 

Una sirena a settembre è il terzo romanzo che Maurizio De Giovanni dedica a Mina Settembre, la dottoressa del Consultorio Quartieri Spagnoli, che, incurante delle critiche della madre, continua con la sua opera umanitaria al servizio delle persone bisognose di aiuto. Il lavoro è molto, i guadagni sono miseri rispetto all’impegno richiesto, le relazioni sociali sono ridotte al minimo dato il poco tempo libero che le rimane, ma lei va avanti per la sua strada, sempre innamorata del collega ginecologo, senza però dichiararsi per timore di un rifiuto. La trama racconta storie di povertà materiale, di miseria umana, di cattiva sorte che colpisce persone che meriterebbero un destino migliore, di uomini arroganti che credono che con i soldi si possa comprare tutto, di giovani ricchi inetti e incapaci di trovare la propria strada, di personaggi attratti dalla fama effimera che può dare la televisione. Tante storie che appassionano, commuovono, indignano, ma che mostrano la realtà di una società che ha perso molti dei riferimenti e stenta a trovare la strada per un futuro migliore. Tutto questo accade nella Napoli di Maurizio De Giovanni, descritta come solo lui sa fare, in modo unico e straordinario, mostrando ogni dettaglio di quartieri, strade, luoghi ed ogni sfumatura dell’animo dei napoletani. Una umanità variegata, unica, magari con una indole poco laboriosa, capace di gesti di grande umanità, gentilezza e generosità ma anche di dare vita alle organizzazioni criminali più crudeli, violente e sanguinarie.

Le storie di De Giovanni colpiscono per la varietà dei temi trattati, per il modo che ha di raccontare sentimenti e pensieri di personaggi tanto diversi tra loro, le cui personalità sono descritte in profondità con precisione e dettagli unici, in tanti contesti diversi. Sono storie che colpiscono per la passione dei protagonisti che si oppongono al degrado umano e sociale con l’unica arma che posseggono ossia la generosità. Napoli appare come un groviglio di problemi irrisolvibili e di prorompente umanità, niente luoghi comuni o banali stereotipi. In questo romanzo c’è una Signora che anticipa i fatti e che tesse la tela della trama, come se De Giovanni avesse voluto dare una veste fisica alla sua creatività, presentandola come un personaggio del romanzo.

La Cacciatrice

Titolo: La cacciatrice

Autore: Kate Quinn

Editore: Nord

Traduzione: Anna Ricci

La storia racconta vicende che ebbero inizio durante la Seconda Guerra Mondiale e trovarono il loro epilogo nel 1959. La Cacciatrice è una donna malvagia, un killer del Reich, infallibile, solo una preda riuscì a sfuggirle. Nina è una donna russa, coraggiosa e volitiva, divenne pilota di aerei da guerra, pluridecorata, ma costretta a fuggire dal suo paese, nonostante la sua abnegazione e lealtà verso la  patria. Jordan è una ragazza americana, adora il padre, vorrebbe diventare fotografa, ma una donna dal passato misterioso sconvolge la sua vita e quella del padre. Tony e Ian hanno dedicato la loro vita alla caccia dei criminali tedeschi nel dopo guerra. Il loro principale obiettivo è trovare la Cacciatrice, ovunque si trovi, per consegnarla al destino che merita.

Una trama complessa, con molti salti temporali e continui cambi di ambientazione. Una storia appassionante, per i fatti raccontati e per le personalità dei protagonisti, per gli intrecci del destino che porteranno i protagonisti ad incontrarsi per una definitiva resa dei conti. La Seconda Guerra Mondiale è stata raccontata in molti romanzi, che hanno riportato gli eventi secondo molteplici punti di vista. Questo romanzo dedica ampio spazio al fatto che la Russia fu l’unica grande potenza ad usare donne come piloti dei caccia nei bombardamenti contro le truppe tedesche. Le vicende personali di Nina, del periodo di addestramento e delle sue missioni di volo sono tra le pagine più vibranti ed emozionanti del libro. La trama trae spunto da vicende reali ma è nel complesso un’opera di fantasia. Tanti gli spunti di interesse del libro, ma due prevalgono sugli altri, ossia il coraggio delle donne e l’importanza di assicurare alla giustizia i colpevoli, anche a distanza di anni, per onorare i morti, che non possono più lottare.

Tre madri

Titolo: Tre madri

Autore: Francesca Serafini

Editore: La Nave di Teseo

Lisa Mancini è una persona enigmatica, ha 33 anni, con una brillante carriera alle spalle, lavorava all’Interpol di Lione, ma improvvisamente ha deciso di andare a dirigere il commissariato di un piccolo paese romagnolo, Montezenta, una cittadina inventata che assomiglia molto a Santarcangelo di Romagna. Lisa da quando si è trasferita a Montezenta è distratta, disinteressata a tutto, soprattutto al lavoro, sempre con il cellulare in mano a giocare ad un noto videogame. Ma accade che un giovane adolescente sparisce di casa e Lisa è chiamata ad indagare. Il ragazzo si chiama River, vive con i genitori in una specie di comunità di artisti. E’ un ragazzo posato, con ottimi risultati scolastici, non ha mai dato alcun problema alla famiglia, ha un grande talento per la musica e proprio il giorno della sua scomparsa avrebbe dovuto partecipare ad un concerto in onore di Fabrizio De André, a cui teneva moltissimo, essendo anche uno degli organizzatori. Lisa si sente fin da subito coinvolta nell’indagine, trova una grande empatia con la madre di River e riversa nell’indagine tutte le sue energie, ritrovando lo smalto che sembrava ormai perso.

Il titolo del libro è lo stesso di una struggente canzone di Fabrizio De André, a cui il libro fa riferimento, due storie simili di figli e madri. A leggere le note di copertina sembra un libro “noir” con protagonista il commissario Lisa Mancini, in realtà il libro è soprattutto un romanzo psicologico che racconta il dolore delle madri quando perdono i figli, sia quando muoiono che quando scompaiono o si allontanano, oltre ad analizzare i rapporti tra genitori e figli, le difficoltà di un compito così difficile a cui spesso molti arrivano del tutto impreparati. Nella storia tanti i riferimenti ad opere letterarie, musicali e filosofiche, tutte segnalate nelle pagine finali del libro. Una scrittura molto accurata, meticolosa, con personaggi ben definiti, ambientazioni descritte con grande efficacia. Una storia piena di dolore e sofferenza, raccontata con passione e partecipazione.

La lampada del diavolo

Titolo: La lampada del diavolo

Autore: Patrick Mc Grath

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Carlo Prosperi

Francis McNulty è alla fine del suo transito terrestre, è stato un poeta ed un volontario al tempo della guerra di Spagna, con le brigate internazionali che combatterono il franchismo. Ora non scrive più, la sua attività artistica si è conclusa da tempo, vive in una grande casa con la figlia e una specie di colf. Da qualche tempo soffre di visoni, gli appare il Generale Franco, nel giardino di casa o nella sua stanza da letto. Nessuno gli crede e tutti lo prendono per matto. La storia è ambientata nel 1975 e Franco all’epoca era in fin di vita, afflitto da vari problemi di salute. La sua morte fu data per imminente per molto tempo, si diceva che lo tenessero in vita artificialmente, per ritardare la successione. Le visioni del generalissimo riportano alla memoria di Francis ricordi lontani, della guerra civile spagnola, che lui visse da protagonista come conducente di ambulanze. Un giornalista si interessa alle sue memorie, lo intervista ripetutamente, lo aiuta a ricordare alcuni fatti salienti della sua vita. Riaffiorano i ricordi, le operazioni di salvataggio, le violenze della guerra, tanti episodi che hanno reso il generale Franco uno dei dittatori più sanguinari della storia recente. Ma anche una grande colpa di Francis, che dovrà espiare prima di ritrovare la serenità.

Un libro toccante, che tratta due temi importanti. Il primo è quello della vecchiaia e del decadimento fisico e mentale causato dagli anni, dei rapporti sempre più difficili con i familiari per via delle diverse esigenze ed aspettative di vita. Il secondo è quello della guerra civile spagnola, del regime franchista, per non dimenticare una delle più cruente dittature del 900, l’ultima in ordine di tempo a cadere, prima di lasciare il campo alla monarchia parlamentare. L’autore scrive in modo elegante e fluido, creando una trama solida, ben costruita, per far dire ai personaggi tutto quello che vuole riguardo i temi che gli sono cari. Francis McNulty appare come un simpatico ed imprevedibile vecchio, non più lucidissimo, ma ancora dotato di spirito di iniziativa, riuscendo nella sua operazione di redenzione della sua colpa, a commettere un pericoloso gesto che poteva avere ripercussioni molto gravi per la sua incolumità.

Quando volevamo fermare il mondo

Titolo: Quando volevamo fermare il mondo

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

 

Le grandi amicizie giovanili non reggono il peso di un amore conteso. Così è stato tra Massimo e Pietro, grandi amici, fino a quando l’amore per Giulia non li ha allontanati. Si ritroveranno tanti anni dopo, in circostanze tragiche, senza riavvicinarsi. Il tempo passa e le amicizie finiscono. Massimo Valeri è diventato un ispettore di polizia, Pietro ha sposato Giulia, è diventato un No-Global. I due amici si rincontreranno a Genova, nei tragici giorni del G8, nel luglio del 2001, su posizioni contrapposte. Quando volevamo fermare il mondo non è solo la storia di una amicizia, ma è anche e soprattutto la cronaca dei giorni del G8, una ferita ancora aperta e dolorosa della recente storia d’Italia, raccontata da chi, come Antonio Fusco, quei giorni li ha vissuti in prima linea. Fusco è un funzionario di Polizia, un uomo dello Stato, oltre che ottimo scrittore, da quello che si percepisce dai suoi scritti è un uomo integerrimo, rispettoso delle regole e delle leggi, che porta con orgoglio la divisa che onora tutti i giorni. E’ evidente il suo disagio personale nel raccontare i fatti di Genova, gli errori commessi da chi in quei giorni aveva il compito di gestire l’ordine pubblico, con le forze di Polizia schierate sul campo ed impiegate in modo sbagliato, come i pessimi risultati stanno a dimostrare. L’assalto alla scuola Diaz fu l’ultimo clamoroso errore di chi sperava con quel bliz di rimediare alle brutte figure accumulate nei giorni precedenti. Una scandalosa mattanza che gettò vergogna sull’Italia. Un libro doloroso ma necessario, per fare luce su quei fatti, senza visioni di parte offuscate dall’ideologia. I fatti raccontati da chi ama la divisa ma che rispetta soprattutto il compito principale affidato a chi quella divisa indossa, ossia la protezione delle persone. Fusco esprime con chiarezza e misura il disagio di tanti poliziotti che hanno dovuto obbedire ad ordini sbagliati. Antonio Fusco ci aveva abituati alla lettura di gialli piacevoli e ben costruiti. Con questo Quando volevano fermare il mondo, ci racconta le insidie delle amicizie e la brutalità della realtà. Con l’equilibrio e la misura che il tempo concede a chi come Fusco, ha voluto analizzare i fatti con la necessaria serenità.

 

Il fantasma della luna

Titolo: Il fantasma della luna

Autore: Anonimo

Editore: Armando Siciliano

 

Un libro senza il nome dell’autore. Una enigmatica dedica ad una pianista di fama internazionale. Una storia costruita attorno al rifiuto improvviso ed irrevocabile di una giovane fotografa di grande talento a continuare ad esercitare la sua arte, chiudendo per sempre la sua iconica Leica in un cassetto. Il suocero della ragazza che si adopera per scoprire il motivo di tale rifiuto. C’è di mezzo una fotografia ma il vero motivo è sconosciuto e la ragazza si rifiuta di parlarne. Una serie di fatti storici concatenati con la trama, lo sbarco sulla luna, il nazismo, gli eccidi dei campi di concentramento, la famiglia Kennedy, la morte di Marylin Monroe. Un tema ricorrente, quello del passato che ritorna e che cambia il presente, un fantasma invisibile che gioca con la vita di chi vive. Una storia dove la realtà e l’inconscio si mescolano con il razionale e l’irrazionale, un viaggio emozionante tra il passato ed il presente, con il ruolo fantastico e surreale di alcune macchine fotografiche che hanno un destino crudele, come fossero capaci di determinare il futuro a partire dalle immagini che vengono immortalate. Una serie incredibile di circostanze che costruiscono una trama immaginifica, un viaggio coinvolgente ed emozionante tra la realtà della Sicilia dei giorni d’oggi, Bruges e gli Stati Uniti. La vita irregolare di una famiglia fantastica, che incorpora diversità ed originalità fuori dal comune. Una scrittura gentile con una scelta delle parole accurata, quasi una composizione musicale, capace di suscitare meraviglia e splendide sensazioni ad ogni pagina, una varietà di sentimenti espressi con una semplicità ed efficacia sorprendenti. Anonimo ha le sue ragioni per rimanere tale, ma il suo romanzo esce dall’anonimo destino di tanti libri di esordienti e colpisce nel segno.

Finchè il caffè è caldo

Titolo: Finché il caffè è caldo

Autore: Toshikazu Kawaguchi

Editore: Garzanti

Traduzione: Claudia Marseguerra

 

A Tokyo c’è un piccolo caffè, aperto da oltre 100 anni, di cui si raccontano cose strane, per esempio che sedendosi sulla sedia giusta e bevendo un caffè, è possibile tornare indietro nel tempo. Per riuscire a viaggiare nel tempo bisogna bere il caffè prima che si raffreddi e non bisogna cercare di cambiare il presente. Sono poche le persone che si affidano alle possibilità offerte da questa caffetteria, molti non si fidano, molti non ci credono. Il romanzo, completamente ambientato nella caffetteria, racconta le avventure di quattro clienti, ognuno con storie diverse, con obiettivi diversi, ma tutti alla ricerca della possibilità di rimediare ad errori commessi nel passato, sempre per lo stesso motivo, ossia l’incapacità di mostrare i propri sentimenti al momento giusto. A guidare i sentimenti e le parole delle persone c’è sempre l’amore, ma spesso non si percepisce l’importanza di dire quando è il momento quello che si prova, quello che si vorrebbe. Ogni attimo del presente è importante per manifestare i propri sentimenti e spesso si perde il momento giusto per dire cose importanti che non vengono dette. Queste occasioni mancate spesso non si ripresentano e da queste forme di incomunicabilità, nascono situazioni impossibili da rimediare che provocano molte sofferenze.

Una storia delicata, dedicata alle cose non dette che potrebbero avere invece molta importanza nelle relazioni con le persone che amiamo. Nella vita ogni momento è importante, soprattutto nelle relazioni interpersonali, dove contano anche le singole parole, i piccoli gesti, che servono per comunicare vicinanza, comprensione, affetto. Il popolo giapponese è poco propenso a manifestare le proprie emozioni e sentimenti, ma quando scrivono riescono ad esprimere una sensibilità e delicatezza senza eguali.

Mind the gap

Titolo: Mind the gap

Autore: Luisa Multinu

Editore: Aporema

 

Ida è innamorata di Londra. Il suo sogno è vivere a Londra, lavorarci, essere integrata tra gli abitanti della città. Laureata, parla quattro lingue, vuole a tutti i costi allontanarsi dalla sua famiglia e provare a realizzare il suo sogno. Una volta a Londra, Ida si ritrova a vivere la dura realtà di tanti ragazzi come lei, sfruttati e sottopagati, impegnati in lavori estenuanti che non lasciano tempo libero. Una vita dura e per niente gratificante, fatta di continue umiliazioni e tante rinunce, per inseguire un sogno che a poco a poco si trasforma in un incubo.

Il libro descrive con grande efficacia i sentimenti di Ida e dei suoi compagni di avventura e illustra con molto realismo gli ambienti e le condizioni di lavoro. Il lettore si immerge nei mal di pancia di Ida, fa il tifo per lei quando lascia un posto di lavoro perché stufa di essere sfruttata, oppure quando inveisce contro la responsabile del reparto che non ha voluto confermarle il contratto di lavoro. Ma Ida non è una rivoluzionaria, insegue un sogno, vuole viverlo e ingoia bocconi amari pur di non rinunciare alla vita nella sua città ideale. Fin qui il commento alla lettura del libro e all’opera di Luisa Multinu, un buon esordio con un romanzo interessante e di grande attualità.

Quello che segue è il mio personale messaggio per tutti i ragazzi come Ida. Mind the gap dovrebbe essere letto da tutti i ragazzi che sono in partenza per l’estero senza una meta o un preciso riferimento lavorativo. Dopo averlo letto avranno una idea più precisa di quello a cui andranno incontro, lavori miseri, condizioni di lavoro umilianti, relazioni sociali con colleghi e superiori superficiali e poco sincere. Saranno esclusi dalla vita dei residenti, vivranno la loro condizione di immigrati frequentando solo persone come loro, una umanità con poche prospettive e poche certezze per il futuro. Pensateci ragazzi prima di buttare al vento la vostra laurea, il vostro sapere, gli anni di formazione. Credete in voi stessi, nessuno vi regalerà nulla né in Italia né all’estero, non ci sono scorciatoie, nessuno è diventato ricco lavando i piatti. Inseguite sogni che possano essere esauditi. L’amore di Ida per Londra non è corrisposto e per fare l’amore bisogna essere in due.