Un cuore nero inchiostro

Titolo: Un cuore nero inchiostro

Autore: Robert Galbraith

Editore: Salani

Traduzione: Valentina Daniele, Barbara Ronca, Laura Serra, Loredana Serratore

L’agenzia investigativa di Cormoran Strike e Robin Ellacott non ha mai avuto tanti clienti come in questo momento, al punto da decidere di rifiutare nuovi incarichi. Così Edie Ledwell che chiede di indagare su chi la stesse perseguitando su internet, deve trovarsi una diversa agenzia, nonostante avesse insistito molto per essere assistita da Robin e Strike. Dopo qualche giorno, la donna viene ritrovata in un cimitero, uccisa in circostanze misteriose. Edie Ledwell era coautrice di una serie horror nata su Youtube che stava per fare il grande salto su Netflix. La serie è anche di ispirazione di una fan fiction e di una chat in cui domina Anomia, un personaggio carismatico quanto sconosciuto. Strike e Cormoran vengono coinvolti nelle indagini per la ricerca del colpevole dell’assassino di Edie e si trovano a doversi immergere nella realtà dei social media e del mondo misterioso ed effimero delle chat. Le indagini saranno lunghe e dispendiose e prenderanno tante strade diverse con molti sospettati.

Il libro tratta del potere dei social media, dell’odio che troppo spesso viene diffuso in rete tramite le chat, luoghi senza controllo dove ognuno può dire quello che vuole senza correre alcun rischio.

Le indagini on line si mescolano con le vicende delle vite private di Strike e Robin, senza che la loro relazione evolva nell’unica direzione ormai possibile.  Sullo sfondo del romanzo la situazione sociale, economica e politica inglese, con gruppi estremisti che si esprimono a furia di attentati esplosivi, creando caos e insicurezza.

Il libro è scritto con il consueto stile molto chiaro, fluido, ricco di dettagli, dove tutto è descritto con dovizia di particolari quasi maniacale, anche quando si tratta di cose apparentemente di scarso interesse. Una storia intrigante, sia per la trama che per i temi trattati, attuali e di grande interesse, ma soprattutto per l’empatia dei due protagonisti, Strike e Robin. Eccessive le quasi 1200 pagine, bastavano la metà.

Di rosso e di luce

Titolo: Di rosso e di luce

Autore: Valeria Corciolani

Editore: Rizzoli

Una preziosa statuetta scompare dalla residenza di un ricco collezionista, insieme ad alcuni preziosi manoscritti medioevali. La scoperta del furto avviene durante una serata in cui era presente come invitata Edna Silvera, storica dell’arte e restauratrice in pensione.

Edna non può tirarsi indietro e per indagare forma una squadra variegata con una sua ex alunna in cui non era molto in sintonia, un vicino di casa esperto di informatica, il derubato stesso ed il fratello. Le indagini saranno lunghe e dispendiose, per arrivare ad una conclusione imprevedibile.

Il romanzo mescola la trama gialla e le indagini con le vicende della vita privata dei protagonisti, che si mostrano in tutti i loro limiti e difetti, descritti con humor gentile e raffinato. L’ambientazione in Liguria ci regala il mare stupendo, i paesaggi dell’entroterra, i vini e la cucina locale. I gialli italiani ci hanno abituato ad investigatori improvvisati provenienti dalle professioni più varie, Edna Silvera, esperta d’arte dal carattere difficile, offre la possibilità di trattare di arte in modo informale ma non per questo poco interessante. Come i riferimenti alla ricerca del Santo Graal, ossia il Sangue Reale, la discendenza diretta da Gesù dei figli di Maria Maddalena, sbarcata in Provenza fuggendo dalla Palestina o come il riferimento all’opera di Jacopo da Varazze, Vescovo di Genova, autore della “Legenda Aurea” che ancora oggi è un riferimento fondamentale per interpretare l’iconografia di opere pittoriche di arte sacra e gli spunti di tecnica alchemica per la produzione dei colori nell’antichità. Tanti dotti riferimenti inseriti con misura che non appesantiscono la lettura ma possono suscitare una benefica curiosità per dare inizio a letture meno brillanti ma di indubbio interesse. Un libro interessante per i riferimenti culturali, accattivante per l’ambientazione e la trama, divertente per i personaggi fuori dagli schemi.

La svedese

Titolo: La svedese
Autore: Giancarlo De Cataldo
Editore: Einaudi
 
Sharon ha poco più di 20 anni, vive con la madre invalida, è attraente, intelligente, ambiziosa, sogna di uscire dalla povertà in cui vive con poche speranze di miglioramento. Una sera entra nel giro dello spaccio, finisce la consegna che doveva fare il suo ragazzo per un ricco aristocratico, un principe, pieno di soldi e di vizi, di cui diventa amica. Sharon scala i vertici dello spaccio locale, protetta ed aiutata dal principe, diventando sempre più intraprendente e coraggiosa. Si accorgono di lei anche i grandi boss della droga, la rispettano, la cercano. La chiamano la svedese, per il suo aspetto e per la sua freddezza nelle situazioni complicate. Sharon nella sua ascesa criminale non dimentica la madre e continua a voler bene al suo ragazzo di sempre.
Una storia ambientata nella periferia romana, un inferno sociale dove molte attività economiche servono solo come coperture allo spaccio di droga. Sharon avrebbe voluto una vita normale, lontana dal crimine, ma l’incontro con il principe le ha cambiato la vita, mostrandole come potenza e fascino possano convivere con immoralità e perversione e quanto sia facile fare soldi con i vizi dei ricconi. Il principe cercava una come Sharon, un mix di bellezza e personalità, Sharon aveva bisogno di un guru che le insegnasse tutto. Il principe diventa il mentore di Sharo, lei è l’unica fonte di serenità e di felicità, solo interiore, dato che fisicamente il principe non prova nessuna attrazione per il lato femminile della svedese. Una Roma decadente, immorale, periferie abbandonate, un Far West senza regole, con le cosche come unico presidio del territorio. Una società senza controllo e senza futuro, in balia della malavita. Questo è il destino delle periferie delle grandi città. Se la storia del principe e di Sharon ci appassiona e intriga, è il futuro delle periferie che fa paura perché forse è troppo tardi per riportarle nella legalità.

Il caso Alaska Sanders

Titolo: Il caso Alaska Sanders
Autore: Joel Dicker
Editore: La nave di Teseo
Traduzione: Milena Zemira Ciccimarra
 
Questo romanzo “Il caso Alaska Sanders” conclude la trilogia di Joel Dicker con protagonista lo scrittore investigatore Marcus Goldman, dopo “La verità sul caso Harry Quebert” e “Il libro dei Baltimore”.
La vicenda ha inizio nel 1999, nella località di Mount Pleasant, una cittadina inesistente del New Hampshire, uno degli Stati americani più piccoli, al confine con il Canada. La cittadina rimane sconvolta dal ritrovamento del corpo di una giovane donna, Alaska Sanders, sulla spiaggia di Grey Beach. I primi sospettati sono il fidanzato Walter e l’amico Eric. Le indagini sono condotte da Perry Gahalowood, il sergente già protagonista delle indagini per il caso Harry Quebert. La soluzione dell’omicidio arriverà in fretta e la vicenda rimarrà dimenticata per oltre 11 anni. Nel 2010 sarà proprio Marcus con il sergente Perry a riaprire il caso con nuove indagini che porteranno a risultati molto diversi e inaspettati.
Un romanzo con una trama complessa, intrecci tra passato e presente, citazioni ai romanzi precedenti di Marcus Goldman, colpi di scena, scoperte di nuovi indizi e informazioni che cambieranno completamente lo scenario investigativo delineato 11 anni prima. Si scopriranno aspetti dei protagonisti inediti, segreti, relazioni nascoste, rapporti familiari degenerati, amori inconfessabili, inganni, tradimenti. La trama evolve di continuo, le indagini sul passato portano sempre nuovi particolari su cui indagare e che portano a loro volta verso nuove scoperte che cambiano il corso delle indagini verso direzioni nuove e imprevedibili. Dicker è un grande architetto capace di progettare trame che si diramano in continuazione verso direzioni nuove, con i misteri ed i fantasmi del passato che influenzano il presente. C’è la possibilità per chi ne ha voglia di correggere gli errori del passato, per chi vuole veramente voltare pagina. Una lettura coinvolgente ed elettrizzante.

Il montacarichi

Titolo: Il montacarichi
Autore: Frédéric Dard
Editore: Rizzoli
Traduzione: Elena Cappellini
 
Albert è appena uscito di prigione, ha scontato una pena di 6 anni. E’ rientrato per la prima volta nell’appartamento della madre, morta mentre lui era in carcere. Tanti ricordi, tanta tristezza e nostalgia per il passato. Decide di uscire, di cenare in un ristorante di buon livello, vuole buttarsi indietro il passato, ricominciare una nuova vita trattandosi bene. Durante la cena accade qualcosa di insperato. Una donna bellissima, che sta cenando con la sua bambina, lo guarda con interesse, si lascia accompagnare a casa, la serata sembra promettere molto. La donna lo invita a salire a casa sua per un bicchiere. Albert si sente in un sogno, non si rende conto invece che sta per cominciare un incubo.
Un romanzo nello stile di Frédéric Dard, pochi personaggi, ambientazioni cupe, forti implicazioni psicologiche, dialoghi serrati e costruiti alla perfezione. Una inutile lotta contro il destino avverso che si accanisce senza speranza contro il malcapitato. Albert è alla sua prima giornata dopo il carcere, trova una donna, bella, affascinante, che assomiglia alla sua ultima fidanzata. Si lascia trasportare dal sogno, dal fascino, dal calore umano. E succede tutto in una notte, in circostanze misteriose e imprevedibili. Una trama costruita con grande astuzia e brillante inventiva, un finale amaro e inevitabile.

Addio Lorenzo

Un ragazzo è morto durante uno stage, schiacciato da un tubolare di acciaio. Le morti sul lavoro sono tutte inaccettabili. Senza eccezioni. Ma se un ragazzo che è in azienda per uno stage, per imparare, per prendere confidenza con il mondo del lavoro, viene messo a svolgere un lavoro pericoloso al punto che ci ha lasciato la pelle, è il segnale definitivo che la misura è colma. Non è sfortuna, non è fatalità. Il sistema non funziona. Le leggi non funzionano, non c’è prevenzione, non c’è controllo, non ci sono sanzioni. E non ci sono condanne.

Nel 2021 i morti sono stati 1404. Nei primi tre mesi dell’anno erano 185, a fine agosto 771. Nel post che avevo scritto il 16 ottobre 2021, proponevo di mettere davanti al nostro Parlamento un mega schermo con il numero dei morti sul lavoro, aggiornato 24 ore su 24, come monito per i nostri rappresentanti politici, per ricordargli, tutti i giorni, la loro inefficacia, superficialità ed incompetenza. Ripropongo l’idea. Anzi, aggiungerei una campana che suona a morto, 24 h su 24. Per non dimenticare.

Ai caduti sul lavoro e a chi si prodiga seriamente per combattere questo scandalo dedico una poesia di John Donne, un invito a sentirci partecipe del dolore altrui.

«Nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te».

(John Donne 1572 – 1631) – Meditazione XVII: Nessun uomo è un’isola)

L’altare della paura

Titolo: L’altare della paura

Autore: Jean Christophe Grangé

Editore: Garzanti

Traduzione: Doriana Comerlati

Ci troviamo in Alsazia. Una piccola comunità anabattista vive isolata dal mondo esterno avendo come unico provento la vendita del vino prodotto dagli adepti. La vita nella comunità è governata da regole rigorose e disciplina ferrea. E’ periodo di vendemmia e le attività produttive si svolgono con il ritmo frenetico imposto dalle esigenze della lavorazione. La magia del momento viene spezzata dal crollo della cupola della chiesa di Saint-Ambroise e il ritrovamento del cadavere del vescovo Samuel sotto le macerie. Gli investigatori scoprono che la morte di Samuel non è dovuta al crollo ma era già morto prima che le macerie rendessero il suo corpo quasi irriconoscibile. Un omicidio nella comunità è un fatto impensabile, mai era accaduta una cosa del genere. Le indagini sono affidate al detective Pierre Niémansed ed alla sua assistente, Ivana Bogdanović, che si infiltra nella comunità come vendemmiatrice temporanea, per riuscire a ricavare qualche informazione in più. La vita della comunità viene descritta nella sua quotidianità, mostrando quanto sia labile il confine tra bene e male e tra fede e peccato. Una trama affascinante, costruita attorno allo stile di vita della comunità anabattista, in una ambientazione magnifica per la natura ed austera per l’architettura tipica della Regione, una coppia di investigatori anomala quanto testarda e determinata a trovare la verità. Pierre e Ivana si scontreranno con la comunità, che si dimostrerà essere un covo di fanatici, con modi ed abitudini fuori dal tempo, per condurre una vita affascinante solo in apparenza, che nasconde violenze e soprusi inimmaginabili, sempre giustificati da qualche interpretazione fuorviante del Vecchio Testamento. Una scrittura efficace ed una trama intrigante per gli appassionati dei misteri legati alle religioni ed ai modi in cui sono usate a discapito di chi crede in buona fede.

La Pioggia

Titolo: La Pioggia

Autore: Piernicola Silvis

Editore: SEM

Roma non è quello che tutti credono sia. Non è neanche quello che molti temono che possa essere. Roma è molto peggio. La pioggia, il nuovo romanzo di Piernicola Silvis, ex questore di Foggia, ora scrittore, ci conduce in una Roma dove il traffico, le strade dissestate, i cinghiali e l’immondizia che invade le strade, sono nulla di fronte a quello che accade sotto gli occhi di tutti.

“La Pioggia”, tra finzione e realtà, racconta di una città centro nevralgico di azioni criminali di respiro internazionale, scelta dalla Ndrangheta come sede del Quartier Generale dello spaccio di droga e delle attività di controllo dell’immenso potere economico delle cosche.

La Ndrangheta comanda tutto, sorveglia tutto, gestisce i suoi traffici e il suo potere come una azienda di dimensioni mondiali, gestita con l’efficienza di una multinazionale e il rigore di una forza armata. Tanti la temono, altri la combattono, qualcuno la ingaggia per incarichi immorali, offrendo in cambio soldi, protezioni e posti di potere. La Pioggia è il nome del piano criminale commissionato alla Ndrangheta, da committenti più spietati dei mafiosi.

Il romanzo inizia con una storia come tante di spaccio di droga, un tossico che muore per overdose, una ragazza che si salva per miracolo. L’indagine stenta a partire, poi si allarga e prende direzioni del tutto inaspettate. Un manipolo di poliziotti coraggiosi e infaticabili disposti a tutto pur di salvare vite umane. Una madre che per vendicare la figlia e il fidanzato è disposta a rischiare la vita.

Una storia che descrive un mondo che vorremmo non esistesse ma che temiamo possa essere più vero che inventato. Una trama complessa, articolata e coinvolgente, una avventura che non lascia un attimo di respiro al lettore, una serie di personaggi credibili ed affascinanti, umani e coraggiosi quelli schierati con la legge, disumani e spietati quelli appartenenti alle cosche, tutti caratterizzati in modo impeccabile, per risaltare comunque la loro eccezionalità, le capacità fuori dal comune, nel bene e nel male. Un thriller mozzafiato, tra fantapolitica e crimine, imperdibile per gli appassionati del genere.

 

Quarantena

Titolo: Quarantena

Autore: Petros Markaris

Editore: La Nave di Teseo

Traduzine: Andrea Di Gregorio

Questi ultimi due anni saranno ricordati da tutti per il Covid 19. Molti avevano predetto che un virus avrebbe potuto mettere a repentaglio il genere umano, ma nessuno credeva di dover vivere come abbiamo fatto da marzo 2020 ad oggi. La limitazione delle libertà, l’impossibilità di uscire di casa, l’incertezza del futuro e di quando poter tornare alla vita normale, hanno messo a dura prova la resistenza delle persone e la loro fiducia verso il futuro. Tanti hanno perso il lavoro, oppure hanno perso tanti soldi, in troppi hanno perso la vita. Sono molti gli scrittori che stanno pubblicando libri per raccontare a modo loro la pandemia, come hanno vissuto la segregazione e come stanno vivendo questo periodo di progressivo riavvicinamento a condizioni di vita normali. Petros Markaris ha scritto Quarantena, una serie di racconti, che con il suo stile diretto e gentilmente irriverente, ci raccontano la sua quarantena. I primi due racconti vedono protagonista il suo personaggio più famoso, il commissario Kostas Charitos e la sua famiglia, che sta vivendo il lockdown con la solita allegra confusione, nonostante le limitazioni, le file per acquistare i generi alimentari, le insopportabili mascherine, le trafile per fare i tamponi, l’attesa giornaliera per conoscere il numero dei nuovi malati e di quelli che non ci sono più. Ma la vita continua nonostante il Covid così come il crimine non si ferma e miete vittime come prima. I racconti che seguono raccontano come la pandemia abbia cambiato la vita anche a coloro che avevano perso tutto nella crisi finanziaria seguita alle Olimpiadi del 2004, con la cura durissima imposta dalla Comunità Europea, da molti ancora oggi ricordata come la vera tragedia del popolo greco, altro che la pandemia. Markaris scrive con la consueta ironia e con la solita schiettezza, mettendo alla berlina le classi dirigenti del paese, uniche vere responsabili di tante sofferenze vissute dal popolo greco. Ma non c’è solo povertà e sofferenza, la Grecia di Markaris è sempre un posto dalla bellezza naturale incredibile, con la cucina di antica tradizione sempre pronta a dare sollievo alle durezze della vita, con persone amabili e generose. Il sentimento che prevale è un certo ottimismo, per un presente che si spera di dimenticare presto ed un futuro che sarà migliore grazie alla consapevolezza degli errori commessi nel passato.

Il pozzo della discordia

Titolo: Il pozzo della discordia

Autore: Cristina Rava

Editore: Rizzoli

Una donna viene trovata morta sulla porta di casa, sembra un infarto ma c’è una ferita sospetta alla testa che sembra non essere compatibile con una caduta. La figlia della donna, Costanza, chirurgo plastico che gode di una certa notorietà, non aveva un buon rapporto con la madre, ma vuole vederci chiaro sulle cause della sua morte. Quella che  sembrava una morte per cause naturali, potrebbe essere in realtà un omicidio. Costanza torna ad abitare nella casa di famiglia e si rende conto che c’è qualcosa di strano. Qualcuno entra ed esce a piacimento dalla villa ed anche dalla casa di fronte arrivano strani segnali, sembra che ci sia qualcuno che voglia spaventare Costanza. Qui entrano in azione i due protagonisti, Bartolomeo Rebaudengo e Ardelia Spinola, lui commissario in pensione, lei medico legale. In passato hanno avuto una relazione, ora sono rimasti amici, con caratteri che più diversi tra loro non potrebbero essere, ma insieme costituiscono una coppia di investigatori unica.

La storia è ambientata nelle Langhe, descritte in tutto il loro splendore naturale, con il sostegno dei fantastici vini che vi sono prodotti oltre che per i cibi unici per varietà e sapori. Il romanzo racconta una storia complessa, in cui si parla di infanzie sofferte, tradimenti, violenze, dolore e rabbia tenuta nascosta per anni. Una storia di rapporti familiari difficili, addirittura torbidi, ma anche di sentimenti solidi, di ricordi di infanzia che sono più forti della collera accumulata, che può essere rimossa con facilità, se si vuole, come polvere dalla mobilia. Bartolomeo e Ardelia sono la parte migliore dell’umanità delle Langhe, persone generose, capaci di tutto pur di aiutare gli altri. Un libro giallo di stile classico, scritto con grazia ed eleganza, con una trama costruita con ingegno e precisione, per un risultato piacevole e intrigante.

Il tempo del diavolo

Titolo: Il tempo del diavolo

Autore: Glenn Cooper

Editore: Nord

Traduzione: Giorgia Di Tolle

In una splendida villa sulle coste della Calabria, una agiata famiglia americana si trova in vacanza. Elena e Jesper Andreason hanno appena restaurato l’immobile e si godono lo splendore del posto con le figlie Elisabeth e Vittoria. Una sera, improvvisamente, l’intera famiglia sparisce. Il padre di Jesper, Mikkel Andreason,  è un ricco imprenditore, fornitore di armi per il governo americano, è un uomo potente e influente, scatena tutta la sua potenza nella ricerca del figlio e della sua famiglia. Incarica il responsabile della sicurezza delle sue aziende di seguire personalmente le indagini. L’uomo si chiama Marcus Handler, ex agente della CIA, affianca i carabinieri calabresi nelle indagini. Marcus paga con il licenziamento la mancanza di progressi nelle indagini. Sono passati quattro anni dalla scomparsa della famiglia Andreason, Marcus vive a New York e improvvisamente riceve una telefonata da Mikkel. Vuole che parta con lui per la Calabria. Le due bambine sono tornate a casa, sono malate ed in cattive condizioni. Dove sono state? Chi le ha rapite e tenute nascoste? Perché sono state rilasciate? Che fine hanno fatto i genitori delle bambine?

La storia si dipana tra ex ufficiali dell’esercito americano, sensitive, interventi del Vaticano e criminalità organizzata. Marcus Handler è un uomo forte e coraggioso, ma anche debole ed incline all’alcool. Si dedicherà totalmente alla ricerca dei colpevoli del rapimento e dei misteri ad esso collegati.

La storia mescola realtà e fantascienza, medicina e sovrannaturale in modo non sempre riuscito. Cooper è uno scrittore molto bravo a creare storie piene di colpi di scena e di tensione, catturando i lettori in una ragnatela tessuta con abilità. Cooper è un grande affabulatore, scrive libri che sono divertimento puro, imperdibili per i suoi fan. Per i suoi detrattori, ogni nuovo libro è un motivo in più per rimanere tali.

Il bambino che disegnava le ombre

Titolo: Il bambino che disegnava le ombre

Autore: Oriana Ramunno

Editore: Rizzoli

 

Hugo Fischer è un criminologo tedesco che viene incaricato delle indagini sulla morte di un medico del campo di concentramento di Auschwitz, il pediatra Sigismund Braun, un collaboratore di Josef Mengele. Braun è stato trovato cadavere nel suo studio, da Gioele, un bambino ebreo deportato da Bologna, uno dei pazienti seguiti da Mengele. Siamo alla Vigilia di Natale del 1943, il Nazismo ha iniziato la sua parabola discendente anche se le attività dei campi di sterminio procedono senza sosta. Gioele è un bambino intelligente, è molto bravo a disegnare ed ha una grande memoria visiva. Queste sue capacità saranno utilizzate da Hugo Fisher per la soluzione del caso. Hugo si troverà di fronte all’inferno del campo di sterminio, sarà testimone delle crudeltà inaudite perpetrate da soldati, ufficiali e medici tedeschi. Porterà avanti la sua inchiesta con la consueta meticolosità ma sarà costretto dalle circostanze ad accettare alcuni compromessi, di cui non si pentirà.

Questo thriller storico racconta gli orrori dei campi di concentramento, con il dramma dei prigionieri, le violenze disumane dei militari e civili tedeschi. Sono raccontate le uccisioni, i forni crematori, le grida dei condannati, le loro terribili condizioni di vita. Una realtà descritta in modo netto, senza giri di parole, colpendo al cuore il lettore. Ma il libro racconta anche alcuni aspetti meno noti della vita dei campi di concentramento. C’è una rete di oppositori, tedeschi alleati con gli ebrei, per creare testimonianze per il dopo, per quando inevitabilmente il regime cadrà, per avere le prove delle atrocità commesse, per condannare i colpevoli. Il libro ci mostra l’importanza dei piccoli gesti, degli aiuti che possono essere dati agli altri, piccole cose apparentemente insignificanti, ma che possono aiutare tantissimo in condizioni estreme.

Un libro duro che racconta come anche di fronte al male assoluto, le persone migliori possono cambiare il mondo, bastano piccole azioni, gesti minimi, sufficienti per alimentare la speranza, per generare grandi cambiamenti. Una storia inedita per attirare ancora una volta le attenzioni sulle atrocità del nazismo, per non dimenticare, per evitare che la storia si ripeta.

Il taglio dell’angelo

Titolo: Il taglio dell’angelo

Autore: Claudio Coletta

Editore: Fazi

Un uomo impiccato ad una gru di un cantiere della metro di Roma. Due ragazzi africani muoiono in circostanze misteriose e incredibilmente simili in due ospedali diversi della capitale. Erano giovani, in buona salute, senza vizi, ospiti della stessa struttura di accoglienza. L’impiccato era un giovane e promettente biologo che lavorava per una importante società svizzera. Lorenzo Baroldi è il medico che ha cercato di salvare il primo ragazzo, è un uomo serio e scrupoloso, che è rimasto sconvolto da quello che ha visto durante l’autopsia della giovane vittima. Capisce che la morte non può essere dovuta a cause naturali, come frettolosamente la medicina ufficiale ha classificato il decesso, ed inizia una sua personale indagine, aiutato da alcuni colleghi e dal suo amico polizotto Nario Domenicucci, che lo metterà di fronte a verità sconvolgenti.

Claudio Coletta è un medico, professore della Sapienza di Roma, rientra nella categoria degli scrittori che prediligo, ossia persone che hanno raggiunto risultati importanti in altre professioni e sono diventati scrittori per passione. Il libro ha molti pregi. Una trama gialla ben costruita, ci sono i buoni ed i cattivi, tratta temi importanti quali le condizioni degli immigrati clandestini, l’impoverimento della missione dei medici ospedalieri costretti a diventare ragionieri che devono far quadrare i conti, la mancanza di etica imposta dalle regole del business, anche quando di tratta della salute delle persone. La storia si svolge a Roma, ancora una volta inerte e colpevole testimone di vicende di degrado, urbano e morale. Una città paralizzata dal suo declino, ormai incapace di reagire, con grandi difficoltà nella gestione dei servizi sociali, che dovrebbero difendere i più deboli, della sanità pubblica, ormai un mostro burocratico ridotto in fin di vita da scelte gestionali irresponsabili e dalle troppe incapacità individuali. C’è spazio anche per raccontare le vicende della famiglia Coletta, dei rapporti tra genitori e figli, delle difficoltà di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro in un paese in declino come l’Italia. L’autore ha saputo costruire un medical thriller intrigante ed appassionante senza insistere più di tanto nei tecnicismi medici, tanto cari in genere a coloro che si occupano della salute altrui, ma puntando il dito su verità scomode che pochi hanno il coraggio di affrontare. Un libro scritto con stile elegante e piacevole, anche quando tratta temi delicati e dolorosi come la morte, la malattia o il crimine nelle sue più varie e inaspettate sfaccettature.

 

Muori per me

Titolo: Muori per me

Autore: Elisabetta Cametti

Editore: Piemme

Una bambina denuncia alla polizia la scomparsa di Julia, sua madre, assistente della fashion blogger più famosa d’Italia, Ginevra Puccini.

Julia viene ritrovata cadavere nelle acque del lago di Como, in una zona proprio di fronte alla villa di proprietà della famiglia del marito di Ginevra Puccini, un uomo ricco e potente, a capo con la sua famiglia di un vero e proprio impero della moda. In fondo al lago vengono ritrovati i corpi di altre 4 donne, un vero e proprio cimitero. Intanto anche Ginevra è scomparsa.

Muori per me è un thriller con una trama complessa ed articolata, emozionante ed intrigante, con molti personaggi diversi tra loro, alcuni di grande umanità, altri di orribile crudeltà, ma tutti adatti e funzionali alla storia, descritti con precisione e con dovizia di dettagli. La storia si svolge a Milano con qualche puntata sul lago di Como e Saint Moritz, luoghi famosi, esclusivi, per persone di successo. Tutto avviene in modo travolgente, senza pause, un colpo di scena dopo l’altro. Capitoli brevi, continui cambi di ambientazione, le pagine scorrono senza alcuna fatica nella lettura. Difficile elencare tutti i temi trattati, dalle famiglie che si disgregano ai pericoli dei social media, dai giovani disposti a tutto per una briciola di notorietà, alla incapacità della società moderna ad unire affari ed etica, in una corsa forsennata verso la ricchezza tra superficialità ed ambizione. Il mondo della moda, dei social e della comunicazione attira tanti giovani disposti a tutto pur di avere un effimero momento di notorietà, una piccola fetta di successo. Tutti pronti a svendere sé stessi, menti e corpi, rinunciando alla propria dignità, pronti a sopraffare gli altri, tutto è lecito pur di avere successo. Un libro intenso, complesso, tanto glamour, crudeltà e sofferenza, unita ad affari, modernità e tanti soldi. Un mondo apparentemente magico e meraviglioso che nasconde corruzione e violenza, dove il successo e i soldi facili hanno reso alcuni protagonisti dei mostri che si circondano di prede da sbranare senza pietà.

Primo maggio

Lo scorso anno, sempre il primo maggio, avevo scritto queste parole.

“Ho sempre considerato il primo maggio una festa per persone generose. Persone che sperano che tutti possano avere un lavoro dignitoso o che augurano a chi è disoccupato di trovare presto un lavoro. Imprenditori che svolgolo il loro ruolo nobilmente preoccupandosi delle condizioni di lavoro e della sicurezza dei propri dipendenti. Persone che possano far sentire in minoranza gli sfruttatori dei lavoratori in nero e di quelli sottopagati. Oggi più che mai è il momento di augurare e augurarci buon primo maggio. Che sia questo primo maggio 2020 il giorno di un nuovo inizio per tutta l’Italia. Dell’Italia che si riprende, che ricomincia meglio di prima perchè ha imparato la lezione, perchè d’ora in avanti diventi il paese delle persone serie e competenti. E’ una speranza. Ma almeno oggi è bello sperare.”

L’anno scorso era d’obbligo sperare che le cose potessero andare meglio, che ci fosse un futuro da affrontare con ottimismo e voglia di fare. Oggi, dopo 12 mesi, è ancora necessario pensare positivo, è ancora necessario fare dei programmi per il futuro, avere delle speranze, essere sicuri di aver imparato la lezione. Di natura sono sempre ottimista e positivo ma oggi faccio più fatica dell’anno scorso a pronunciarmi ottimista con la stessa intensità dell’anno scorso. Come Paese abbiamo fatto veramente pochi progressi, il Governo e le Classi Dirigenti non hanno certo brillato per spirito di iniziativa. E’ vero che ci sono le eccezioni, molte aziende private stanno adottando comportamenti virtuosi ed esemplari, ma la situazione è sempre più pesante. Continuo a credere che sia bello sperare, non solo oggi, tutti giorni. Ma sperare non basta. Bisogna anche fare, oltre che sperare.

Un breve pensiero all’India. Solo ai primi di febbraio 2021 i nuovi positivi erano circa 10.000 al giorno, si diceva che avevano raggiunto l’immunità di gregge, che avevano sconfitto il Corona Virus. Dopo soli due mesi la situazione è cambiata repentinamente. Oggi hanno contato 400.000 nuovi contagi, con oltre 3000 morti. Il motivo di tale crescrita dei contagi e dei morti viene fatto risalire all’allentamento delle misure di protezione e di distanziamento sociale. Non so quanto sia vero, ma il monito per paesi che come l’Italia vogliono una apertura generalizzata senza troppe regole è molto forte.

Buon primo maggio a tutti. Mai come adesso il lavoro serio e sicuro sarà l’unico vero vaccino capace si sconfiggere le pandemie di oggi e del futuro.