La casa delle luci

Titolo: La casa delle luci

Autore: Donato Carrisi

Editore: Longanesi

Terzo romanzo con l’ipnotista dei bambini Pietro Gerber come protagonista. Pietro sta vivendo un momento difficile, la sua reputazione è in declino e lui si sta lasciando andare sempre più. Un giorno Maja Salo, finlandese, che lavora come ragazza alla pari nella villa di una facoltosa famiglia, si presenta nel suo studio chiedendogli di occuparsi di una bambina, Eva, che vive chiusa nella casa dei genitori, senza mai uscire, comunicando quotidianamente con un bambino immaginario, senza volto e senza nome. Pietro all’inizio rifiuta l’incarico, poi capendo che in qualche modo la vicenda di Eva è legata a fatti che riguardano la sua infanzia, accetta di incontrare la bambina, recandosi nella villa. Inizia per Pietro Gerber una nuova avventura, che lo porterà indietro di anni, quando da bambino visse alcune vicende tuttora indimenticate.

Se Pietro Gerber ipnotizza i bambini a scopo terapeutico, Donato Carrisi continua ad ipnotizzare i suoi lettori, coinvolgendoli nelle avventure narrate nei suoi libri, catturando l’attenzione con la sua scrittura magnetica. Questa volta la trama è meno contorta di altri libri, la storia si svolge in modo lineare, su due piani temporali ben distinti, non solo come periodo ma anche come ubicazione dei luoghi. L’infanzia di Pietro, i fatti accaduti e la relazione con il padre, vengono analizzati e rivissuti, per trovare finalmente il modo per chiudere vicende dolorose. Carrisi riesce come pochi a visitare il profondo dell’animo umano, le sue zone più oscure, costruendo trame affascinanti e misteriose, con fatti che apparentemente sono di difficile spiegazione, che portano spesso a credere che stia accadendo qualcosa ai limiti del paranormale, per poi invece trovare una spiegazione razionale e credibile. Una lettura piacevole, forse meno estrema di altri libri dell’autore, ma che vede Pietro Gerber risollevarsi e ritrovarsi proprio grazie alle conseguenze del caso di Eva.

La casa senza ricordi

Titolo: La casa senza ricordi

Autore: Donato Carrisi

Editore: Longanesi

 

Un ragazzo di dodici anni scompare nelle campagne del Mugello insieme alla madre, senza lasciare tracce. Dopo otto mesi, il ragazzo viene ritrovato solo in un bosco da una allevatrice di cavalli. Il ragazzo è in apparenti buone condizioni, però non parla e sbatte pochissimo le palpebre, segno di una condizione psichica alterata. Ad aiutare gli investigatori viene chiamato Pietro Gerber, noto ipnotizzatore di Firenze, soprannominato “l’addormentatore di bambini”. Pietro sta vivendo un periodo molto duro, si è da poco separato dalla moglie e dal figlio e la sua vita solitaria è riempita solo dal lavoro. Per questo prenderà molto sul serio il caso del ragazzo muto e applicherà tutte le sue conoscenze sull’ipnosi per provare a farlo parlare e scoprire che fine ha fatto sua madre. L’ambientazione della storia è in una Firenze poco accogliente, molto scura e misteriosa, così come le campagne del Mugello appaiono come luoghi avversi, misteriosi, molto “noir”.

La vicenda del ragazzo e del mistero della sua scomparsa e successivo ritrovamento, sono il pretesto per parlare dell’ipnosi e delle nostre menti, di cui conosciamo solo una parte delle potenzialità. In questo romanzo scopriremo dettagli di grande interesse sul potere dell’ipnosi, sulle possibilità legate al suo utilizzo come terapia o come mezzo di indagine. E’ la mente umana la vera protagonista del romanzo, con i suoi misteri e i suoi poteri palesi ed occulti.

Donato Carrisi è un ottimo costruttore di trame, grandi meccanismi complessi dove ogni componente ha una sua funzione precisa e nulla è lasciato al caso. Oltre alla trama, Carrisi cura molto l’ambientazione, per costruire quella attrazione che prova il lettore verso il racconto che è amplificata dalla scrittura, scarna ed essenziale. L’ipnosi è un argomento che sta molto a cuore a Carrisi che sembra aver scoperto una sua personale tecnica di scrittura da usare come chiave per entrare nelle menti dei suoi lettori e catturarli per dare inizio ad una seduta ipnotica che ha termine solo al termine della lettura. Noi lettori siamo cavie inconsapevoli del grande ipnotizzatore Donato Carrisi.

Io sono l’abisso

IO SONO L'ABISSO

Titolo: Io sono l’abisso

Autore: Donato Carrisi

Editore: Longanesi

Da un lago emerge un braccio di una donna. Nello stesso lago una ragazzina tenta il suicidio e viene salvata da un uomo sconosciuto che sparisce dopo il salvataggio. Un angelo? No, è l’assassino della donna a cui è stato tagliato il braccio. I personaggi di questo romanzo non hanno un nome. Si chiamano “l’uomo che pulisce”, “la cacciatrice di mosche”, “la ragazza con il ciuffo viola”. Tra i personaggi c’è l’assassino, la vittima e l’investigatrice che cerca di evitare che il male vinca. Sono personaggi che nascondono passati dolorosi, vite difficili, malattie o disturbi gravi. Mistero e terrore, violenza e dolore. Lati oscuri che non devono essere resi noti, ognuno ha qualcosa da nascondere.

Donato Carrisi è un grande autore di thriller, la sua scrittura affascina e attrae il lettore fin dalle prime righe, lo stile lineare e diretto cattura il lettore e lo costringe alla lettura fino alla fine. Le sue storie sono estreme, sono viaggi negli abissi dell’animo umano, capace di violenze inaudite che nascono da lontano, da infanzie e adolescenze piene di problemi, dove solitudine, rifiuti, piccole e grandi difficoltà con il passare del tempo diventano problemi insormontabili, possibili origini di violenze insospettabili.

“Io sono l’abisso” è un thriller classico, con la lotta tra il bene ed il male che vede impegnati personaggi anomali, poco empatici, tutti problematici, tutti funzionali ad una trama che è costruita come una macchina che funziona alla perfezione. L’ambientazione di solito magnifica del lago di Como è resa cupa e poco accogliente, per aumentare l’effetto del romanzo. Carrisi scrive in modo diretto, senza fronzoli, racconta il male e la violenza senza schermi, senza filtri, con una resa formidabile, con uno stile unico ed affascinante. I suoi romanzi dosano in modo perfetto tensione, inganno, giocano con i sentimenti e con le emozioni per ottenere l’unico risultato desiderato da ogni autore, ossia essere letto.

Il gioco del suggeritore

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Titolo: Il gioco del suggeritore

Autore: Donato Carrisi

Editore: Longanesi

Una donna chiama la polizia in una serata di forte pioggia. La voce è spaventata, racconta che uno sconosciuto si aggira attorno casa sua senza alcuna intenzione di andarsene. E’ arrivato a bordo di una vecchia station wagon verde. La telefonata arriva dall’abitazione della famiglia Anderson, composta da padre, moglie e due figlie. Vivono in una vecchia casa isolata, priva di qualsiasi tecnologia, solo un telefono per le emergenze. A causa del temporale e delle poche risorse disponibili, la polizia riesce a raggiungere la casa degli Anderson solo al mattino dopo. La scena che i poliziotti si trovano davanti è sconvolgente. All’interno della casa ci sono impronte di mani insanguinate, striscie di sangue lasciate da corpi trascinati, segnali chiari di una strage effettuata all’interno dell’abitazione, ma non si trovano cadaveri. Tutti i componenti della famiglia Andersson spariti. Una telefonata anonima avvisa la polizia della presenza di una vettura station wagon di colore verde parcheggiata in prossimità di un edificio industriale abbandonato fuori città. La polizia fa irruzione e trova un uomo con il corpo completamente coperto di tatuaggi che rappresentano numeri. L’uomo si lascia arrestare senza opporre resistenza. La stanza in cui si trova l’uomo è piena di vecchi computer. L’uomo tatuato non parla, non rilascia alcuna dichiarazione. Il giudice responsabile delle indagini decide di chiedere la collaborazione di una persona che ha lasciato la polizia da qualche tempo, Mila Vasquez, una esperta nel ritrovamento di persone scomparse, che vive isolata in una casa fuori città con la figlia Alice. Mila ha fatto una scelta di vita radicale, non vuole più occuparsi di indagini, di caccia ai colpevoli, non vuole più avere a che fare con il male. Risponde alla convocazione dei suoi ex colleghi solo per cortesia, decisa a non collaborare. Ma dopo qualche resistenza si convince a collaborare all’indagine e si unisce alla squadra dei suoi ex colleghi che indaga sul caso. Inizia un’avventura mozzafiato in bilico tra realtà vera e realtà virtuale, per esplorare tutte le forme del male, oltre ogni immaginazione.

Il libro ha un magnetismo speciale che attira il lettore come la calamita il ferro. Bastano poche pagine per essere completamente catturati dalla trama e desiderare di proseguire la lettura fino al termine del libro, senza alcuna interruzione. La personalità di Mila Vasquez è unica e attraente, con i suoi limiti e difetti, ma con una mente raffinata e veloce, pronta a rispondere alle sfide lanciate dal male. Così come è intrigante il misterioso sospettato nominato dagli investigatori “Enigma”, con i numeri tatuati sul corpo che diventeranno indizi per le indagini.

Il libro si basa su un ipotetico “gioco” che utilizza la tecnologia della realtà virtuale, attorno al quale ruota la trama. Il libro funziona nella sua totalità, non c’è un aspetto che domina sugli altri. L’atmosfera, le personalità dei personaggi, le continue sfide lanciate dal criminale agli investigatori, i sospettati che cambiano in continuazione in funzione del quadro investigativo, il gioco, le droghe.

Il libro denuncia in qualche modo i rischi di Internet e della tecnologia informatica usata per fini criminali. Ma la storia è invenzione e va presa per quello che è, ossia divertimento per gli amanti di questo genere di libri.