Funerale dopo Ustica

Titolo: Funerale dopo Ustica
Autore: Loriano Macchiavelli
Editore: SEM
 
La tragedia di Ustica rimane uno dei troppi misteri italiani rimasti irrisolti, una storia in cui in tanti hanno fatto pessime figure, a dimostrazione dell’importanza della posta in palio.
Questo “Funerale dopo Ustica” è stato pubblicato nel 1989 ed ora è stato riscritto dall’autore, per aggiornare la trama con i progressi fatti dalle indagini ufficiali. Il libro non rivela nulla che non sia noto, ma ricostruisce i fatti mescolando finzione e realtà, con un risultato di assoluto rilievo, grazie alle capacità narrative di Machiavelli ed alla trama di grande impatto. Una storia che racconta retroscena della vita italiana tra gli anni Settanta e Ottanta, tra spie, investigatori, servizi segreti, cospiratori, politici e avventurieri di vario tipo che condizionati e pilotati da mafiosi e poteri forti presunti e reali, avrebbero voluto cambiare il corso della storia italiana. Negli anni 80 parlare di terroristi rossi o neri, pronti a combattere per i propri ideali, pilotati o ingannati dalla mafia o da servizi segreti deviati e non, impegnati in manovre occulte destinate a far crollare lo Stato italiano, mirando addirittura a sopprimere il Capo dello Stato, non era affatto facile e raccontare quanto accaduto in un romanzo poteva sembrare una grande opera di finzione. Ai giorni d’oggi, tutto ci appare in una luce diversa e la realtà ha di gran lunga superato l’invenzione. Resta una trama avvincente, una sorprendente catena di collusioni tra criminali e uomini di Stato, con relazioni in tutta Europa, al servizio di forze che hanno solo lo scopo di destabilizzare gli Stati e piegare i Governi al volere dei criminali. L’epilogo che vede il DC 9 abbattuto su Ustica nella notte del 27 giugno 1980, è il risultato di una serie di circostanze che avrebbero dovuto colpire altri obiettivi. Ma le cose non andarono come previsto e l’aereo della Itavia fu il bersaglio sbagliato di una operazione di guerra aerea nei cieli italiani.

Delitti senza castigo

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Titolo: Delitti senza castigo

Autore: Loriano Macchiavelli

Editore: Einaudi

Tutti gli autori, scrivendo un libro, hanno un obiettivo, uno scopo ben preciso. Alcuni creano storie per sorprendere i lettori con trame complesse, altri puntano tutto sui continui colpi di scena, per intrattenere il lettore e divertirlo. Altri scrittori scrivono “gialli” o “noir” per raccontare il crimine ed esplorare gli aspetti più violenti dell’animo umano. Altri invece usano la trama del libro poliziesco come sfondo per raccontare qualcosa di più importante, che possa essere di insegnamento per tutti i lettori. Loriano Macchiavelli è uno scrittore del genere “noir” ma i suoi libri sono molto di più di un poliziesco. “Delitti senza castigo” è un libro dove i crimini e le indagini servono come contorno a dei contenuti profondi quali sono le lezioni che ci lascia la storia e che non dobbiamo dimenticare. Così come non dobbiamo dimenticare che anche gli ultimi e gli emarginati  hanno diritto alla giustizia, che invece loro viene spesso negata.

Lo stile di scrittura è asciutto, diretto, senza troppi giri di parole. “Delitti senza castigo” racconta fatti accaduti negli anni novanta e nel dopoguerra. I vari delitti irrisolti del presente, raccontano l’Italia di quegli anni, che sono stati il preludio dei grandi cambiamenti politici e sociali che in qualche modo hanno cambiato la vita degli italiani. I racconti del periodo della Seconda guerra mondiale, raccontano alcune stragi naziste viste dal punto di vista di piccoli protagonisti, di persone capitate per caso in avvenimenti terribili ed efferati, di cui non si dovrebbe mai perdere la memoria. Ora come in passato, tanti colpevoli sono rimasti sconosciuti, tante persone non hanno avuto giustizia. I crimini irrisolti spesso hanno come vittime persone ai margini della società, persone di cui nessuno si preoccupa.

Il protagonista di “Delitti senza castigo” è Sarti Antonio, sergente di polizia, questurino a Bologna, affiancato dal suo compagno di avventure da Rosas, detto il talpone. Sarti Antonio è un piccolo giustiziere di coloro che vivono ai margini dela società, di quelli che non contano, degli esclusi. Sono tempi duri a Bologna, diversi delitti rimangono senza colpevole, la città sembra impazzita. I nervi di Sarti Antonio sono messi a dura prova. Anche un innocuo barbone, noto a tutti come Settecappotti, per la sua abitudine di portare tanti cappotti sia in estate che in inverno, per proteggersi dalle radiazioni cosmiche, viene aggredito e ridotto in fin di vita per le percosse ricevute. Sarti comincia ad indagare su questa aggressione del tutto inspiegabile. L’indagine porta Sarti a villa Rosantico, di proprietà di un facoltoso industriale delle acque minerali e della sua giovane ed avvenente moglie, Elena, che tra ammiccamenti e piccole provocazioni, mette a dura prova i principi morali di Sarti. L’indagine porterà il sergente anche in Calabria, sulle tracce del marito di Elena, ma il cuore del racconto è nella scoperta di un legame indicibile tra alcuni protagonisti del racconto con episodi tra i più sanguinari e violenti accaduti durante la Seconda guerra mondiale.